La Procura di Milano chiede di lasciare in carcere Youssef Siher, amministratore della pagina social e della chat Telegram “Movimento 17 ottobre”, nata dopo gli scontri di otto giorni fa in pieno centro città. L’uomo è stato fermato con l’accusa di istigazione per delinquere aggravata dalla finalità terroristica. La richiesta di convalida della misura cautelare è firmata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi e indirizzata alla gip Tiziana Laudoni.
La “dichiarazione di guerra continua”
Secondo i magistrati, da parte del movimento ci sarebbe stata “una dichiarazione di ‘guerra’ continua, deliberatamente volta - e sicuramente idonea - a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”. Anche la revoca delle piazze inizialmente indicate come luoghi di ritrovo viene letta come volontà di “incutere nella popolazione il timore di trovarsi al cospetto di un contesto di vera e propria belligeranza urbana”.
Nel provvedimento si legge che, “se è pur vero che non vi sono diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio”, i richiami contenuti nei post sono “chiaramente evocativi della finalità violenta” delle piazze organizzate dall’indagato. Queste, sottolineano i pm, non sarebbero state pacifiche ma emulatrici di quelle del 17 ottobre: non si sarebbe trattato di manifestazioni autorizzate e i partecipanti avrebbero dovuto prepararsi allo scontro con le forze dell’ordine.
Il profilo dell’indagato
Siher, politologo, italiano di seconda generazione e attivista pro Pal, è incensurato ma, scrive la Procura, “ha dimostrato una particolare capacità delinquenziale nel senso di saper sfruttare il suo elevato background culturale e i suoi contatti relazionali al fine di porre in essere gravi reati”. Per i magistrati “ha dimostrato particolare abilità e acume”, essendo stato capace di creare in pochi giorni un gruppo Telegram di oltre 11mila persone, “la maggiore parte delle quali chiaramente propense a porre in essere condotte delittuose contro l’ordine pubblico”. Avrebbe inoltre dato prova di conoscere gli strumenti informatici adatti a sviluppare la sua “strategia rivoluzionaria”, anche attraverso comunicati “idonei a concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto”.
Il “disegno eversivo” e le piazze in zona Castello
Per chi indaga, “le istruzioni fornite agli utenti denotavano un chiaro disegno eversivo”: le piazze indicate come luogo di concentramento, in zona piazza Castello, risultavano “del tutto strategiche” per impedire o limitare i controlli delle forze dell’ordine. L’ideologia rivoluzionaria manifestata dall’indagato, si legge nella richiesta, appare tale da far ritenere insufficiente, allo stato, la sola pendenza del procedimento come deterrente alla commissione di nuovi reati.
Il ruolo nella chat e i messaggi degli utenti
Secondo la Procura, Siher, “a fronte della piena consapevolezza degli intenti violenti dei facinorosi con cui interloquiva”, ha offerto “un supporto logistico e organizzativo, di concentrazione delle comunicazioni e di gestione della rete dei vari gruppi riottosi”, una condotta che avrebbe “indubitabilmente rafforzato i propositi criminosi” dei manifestanti violenti. Le sue azioni “costituiscono una pervasiva incitazione alla commissione di violenze organizzate nell’ambito di manifestazioni pubbliche”.
Di fronte ai numerosi messaggi inneggianti alla violenza presenti nella chat, l’indagato, “lungi dal prenderne le distanze”, avrebbe fornito “precise indicazioni e istruzioni sulle modalità organizzative delle manifestazioni, sulle strategie per eludere i presidi delle forze dell’ordine, sulle modalità di movimento per le strade e di raggruppamento in luoghi prestabiliti”. In chat, diversi utenti minacciano di colpire banche o sedi istituzionali nella manifestazione prevista per lo scorso 24 ottobre; c’è anche chi scrive “bisognerebbe distruggere i ripetitori della Rai”.
La finalità terroristica
La finalità terroristica, si legge ancora nel provvedimento, “non connota solo i concreti atti violenti posti in essere nelle piazze da una fiumana innumerevole di malviventi, ma anche l’incitamento online alla loro reiterazione”.
Il rischio di reiterazione e il pericolo di fuga
Oltre al pericolo di reiterazione del reato, per chi indaga sussiste il pericolo di fuga. L’indagato, perquisito sabato scorso, non si trovava a casa: “ha dimostrato di essere in grado di rendersi irreperibile”, trovando ospitalità presso un’amica in un quartiere periferico di Milano e, durante la perquisizione informatica, rifiutando di fornire il pin del proprio telefono. Siher, aggiunge la Procura, “ha un profilo di spicco nel ‘movimentismo’ Pro Pal e contatti con ‘l’antagonismo’ (Fronte della Gioventù Comunista e sindacati)”, una rete relazionale che gli consentirebbe di riparare all’estero.
