Eccola, la notizia che i «buoni» cercavano di seppellire sotto tonnellate di sociologia: l’organizzatore del cosiddetto «movimento 17 ottobre» sarebbe un trentenne di seconda generazione guarda un po’ legato a ambienti Propal.
Se le accuse saranno confermate, si tratta di Youssef Siher, analista e giornalista freelance di origini marocchine attivo su temi geopolitici del mondo arabo-islamico, con un profilo che unisce formazione accademica, attività di rappresentanza studentesca e scrittura.
Come si vede, altro che maranza, altro che persona non integrata: semmai, un soggetto saldamente inserito nel «piano di sopra», accolto nell’élite progressista italiana, nel mondo della ricerca e del giornalismo di sinistra.
Non un «giovane in difficoltà», non un «ragazzo da ascoltare», ma un pezzo di quel network che da mesi tiene insieme piazze, social e logistica della violenza.
Il Tempo lo aveva scritto dall’inizio. L’intreccio non è un’invenzione di destra, è il motore stesso della mobilitazione: Pro Pal, reti islamiste, antagonisti di sinistra e la manovalanza maranza come massa di manovra.
Non è un’ipotesi, è la geometria operativa. Un coordinamento che non ha bisogno di comunicati stampa: basta una chat, un hashtag, una convocazione e le truppe si presentano. Ma serve una «regia», che appunto non è affidata a uno scappato di casa.
Per giorni invece ci hanno raccontato la favola del disagio sociale, dei giovani da comprendere, delle periferie che «gridano». Erano balle. Balle spaziali, costruite con cura per coprire un piano già collaudato. Il disagio esiste, certo: esiste nelle case dove si cresce senza regole, nelle strade dove la legge è quella del più forte, nelle comunità che non hanno mai accettato di stare in uno Stato di diritto. Ma trasformare quel disagio in un alibi per l’assalto organizzato è un’operazione politica. Ed è il fumo negli occhi che i media compiacenti hanno sparso per confondere chi ancora ragiona.
Delle due l’una. O la sinistra non ha capito nulla di quello che sta succedendo sotto i suoi occhi, oppure ha capito benissimo e ha scelto di fare finta. Nel primo caso è incapace, nel secondo è complice. In entrambi i casi è pericolosa.
