L’editoriale

Capezzone: siamo già a “Youssef Siher chi?”. Ma è un prodotto del vivaio di sinistra

L’editoriale del direttore

Eh no, signori della sinistra politica e di quella mediatica: così è troppo comodo. Fischiettate, fate i vaghi, indossate la vostra faccia più stupita, e poi - volpini come siete - passate velocemente a parlar d’altro.

Pensate di cavarvela così: i politici di sinistra restando muti (stavolta non possono nemmeno gridare: «Meloni venga a riferire in Parlamento»); i grandi giornali d’informazione scrivendo pezzi anche approfonditi sulla figura di Youssef Siher, ma relegati in posizione laterale, in modo che il lettore debba faticare un po’ a cercarli; quelli del Fatto quotidiano limitando a sei righe la circostanza imbarazzante che il tipetto avesse collaborato con loro; quelli dell’Ispi parlando di un vecchio stage, nulla di più.

Insomma, siamo già alla fase «Youssef chi?», con un poderoso sforzo per archiviare la pratica, per allontanare questa presenza ingombrante. E invece no.

Badate bene. Qui non abbiamo la minima accusa legale da muovervi, ci mancherebbe: siamo liberali e garantisti perfino verso Youssef, e a maggior ragione dobbiamo esserlo verso chi a qualunque titolo sia entrato in contatto con lui.

Semmai - ed è tutt’altra cosa - abbiamo invece un’accusa politica e culturale da muovervi: Youssef non era «altro» da voi. Era uno di voi. La pensava e la pensa come voi. Era accolto negli istituti di ricerca «giusti» perché quegli istituti promuovono e allevano chi la pensa in quel modo sul Medio Oriente e pure sull’Occidente. Era accolto da siti e giornali «giusti» perché era del tutto omogeneo allo standard degli opinionisti italiani che si esprimono da anni anche in tv su queste faccende.

Il punto non è (questo lo stabiliranno gli investigatori) se Youssef sia o non sia un agente che qualcuno ha infiltrato in Italia: il punto è che (infiltrato o no, cane sciolto o cane al guinzaglio) le sue posizioni esplicite, dichiarate, direi perfino «trasparenti», erano e sono intercambiabili con le vostre, e infatti sono state accolte, ospitate, pubblicate.

A essere maliziosi, potremmo dire che c’è un po’ di Youssef anche in voi, e un po’ di voi in lui. A essere più malinconici e pessimisti, potremmo invece concludere che dalle vostre parti gestite il vivaio dei vecchi e dei nuovi Youssef. È così, lo sapete e lo sappiamo tutti.

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