l'editoriale

Il ricatto e la zona grigia

Oggi l’Italia sarà di nuovo ostaggio. A Milano e a Roma in particolare, ma in tutta la penisola, un’altra raffica di manifestazioni rischia di paralizzare le città, dopo i messaggi minacciosi di cui vi racconta stamattina Francesca Musacchio.

Non è «dissenso». È un ricatto oggettivo contro chi vuole semplicemente vivere. Contro i commercianti che abbassano le serrande e perdono gli incassi, oppure - com’è probabile - passeranno una giornata di preoccupazione. Contro i dipendenti che rischiano lo stipendio. Contro chi vorrebbe solo fare due passi senza finire in mezzo al caos. E contro le forze dell’ordine, che ancora una volta dovranno reggere provocazioni, insulti e tensioni, con la speranza che non degenerino.

Perché dobbiamo accettarlo? I delinquenti vanno assicurati alla giustizia, e il nuovo decreto offre alcuni strumenti in più per tutelare l’ordine pubblico.

Ma il ricatto non scatta da solo. Serve una zona grigia che lo renda possibile, e quella zona grigia l’ha fornita la sinistra politica e mediatica. Da quelle parti hanno condannato le violenze il minimo sindacale e poi sono partiti con la solita litania: «ma», «però», «bisogna ascoltare», «contestualizzare».

Il risultato è un clima confuso, in parte giustificazionista, che non isola chi spacca e brucia, ma gli offre alibi, attenuanti e una cornice narrativa. I soliti intellettuali e opinionisti hanno fatto il loro «lavoro»: non dire mai con chiarezza che certi comportamenti sono inaccettabili, sempre e comunque. Meglio lasciare aperto uno spiraglio, così alla fine tutto «fa brodo» contro il governo.

È un gioco cinico. Si usa il disordine come arma politica, sapendo che i costi ricadono sugli altri: sui negozianti, sui lavoratori, sui cittadini normali e su chi indossa la divisa. Una sinistra che non riesce a isolare i violenti, che preferisce i distinguo alle condanne nette, non merita fiducia. I suoi intellettuali e i suoi opinionisti meno che mai.

L’ordine pubblico non dovrebbe essere di destra o di sinistra: è la condizione minima perché una città possa funzionare. Chi lo mette in discussione per calcoli tattici sceglie il ricatto contro la convivenza. E gli italiani se ne stanno accorgendo.

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