Opposizioni distratte

Youssef Siher, il campo largo è colpito dall’oblìo

Majorino e Sala in piazza a Milano, Berruto a Torino ma non una parola sul fermo

La notizia non è passata inosservata, lasciando sorpresi anche molti di quei giovani che si preparavano a scendere in piazza. Un trentenne di nome Youssef Siher è stato accusato di essere l’amministratore della piattaforma «Movimento 17 ottobre» utilizzata in queste settimane per rilanciare la mobilitazione delle piazze di ieri pomeriggio. È indagato per istigazione a delinquere aggravata, apologia di delitti e violenza organizzata nella manifestazioni pubbliche, per questo è stato interrogato per diverse ore negli uffici della Questura di Milano.

Nel frattempo in tante piazze d’Italia migliaia di manifestanti hanno protestato per chiedere stipendi migliori, affitti più bassi, prerogative per un futuro più «abitabile». E il Pd che fa? Parla di primarie, annuncia la chiusura del cerchio in fatto di programmi e alleanze, tra la festa dell’Unità di Cagliari, dove ha partecipato Schlein, e Montepulciano in cui si sta svolgendo una tre giorni di confronti.

A occuparsi della cronaca solo l’europarlamentare Cecilia Strada e il capogruppo dem al Consiglio regionale della Lombardia Pierfrancesco Majorino. I due hanno partecipato alle manifestazioni di piazza a Milano. «Sono stato alla manifestazione delle ragazze e dei ragazzi di Milano, per ascoltare e capire. Quella di oggi è una piazza assolutamente pacifica e determinata. Le rivendicazioni che avanzano gli studenti, tra cui il diritto allo studio e alla casa, sono sacrosante» ha sottolineato Majorino.

In realtà, anche se non ha rilasciato dichiarazioni in merito, un altro dem in piazza c’era, non a Milano ma a Torino; si tratta di Mauro Berruto. A «pizzicarlo» il senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia a Torino che ha subito tuonato: «Gravissima la presenza in piazza del deputato Pd Mauro Berruto, mentre antagonisti e gruppi ProPal prendevano a sassate le nostre Forze dell’ordine e bruciavano l’immagine del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È questo il messaggio che un rappresentante delle istituzioni vuole mandare ai cittadini?». Beh almeno lui c’era.

E gli altri? Schlein dalla festa de L’Unità in Sardegna traccia il modello vincente da seguire. Quale? Sanchez, poco importa se l’esperienza politica del premier spagnolo sembra ormai agli sgoccioli anzitempo. Il resto del partito partecipa all’evento «Pronti per l’alternativa» in Toscana. Di cosa si parla? Del solito. Programma, leadership, primarie, alleanze, un copione che va avanti da mesi e che si trascinerà ancora a lungo; almeno fino a quando le tempistiche pre elezioni lo permetteranno.

A confermarlo è la stessa segretaria: «Sono certa che ci continueremo a parlare di più - ha sottolineato Schlein - e ad ascoltare di più proprio per trovare sempre un punto di incontro e sintesi e di accordo. Questo è quello che dobbiamo fare perché tutti sentiamo di dare la risposta ai problemi, risposte che i cittadini si aspettano su tutti i temi, dai salari alla politica industriale». Anche Igor Taruffi è positivo, certo che manchi poco alla composizione del quadro: «Programma entro l’anno con percorsi anche dal basso e, a inizio dell’anno prossimo, le primarie per tenere assieme la coalizione. Se le primarie sono quello ben vengano, sapendo che le elezioni vere sono quelle del giorno dopo, non le primarie».

Manca un nulla quindi alla composizione del quadro, poco importa se nel frattempo sta esplodendo la rabbia sociale, i giovani scendono in piazza, gli agricoltori e gli autotrasportatori hanno bloccato per settimane il sud Italia. Taruffi ha una strategia: «Dobbiamo dare risposte, guadagnare voti. Alle elezioni amministrative, alle regionali, alle europee e al referendum è stato così. Si dice che tre indizi fanno una prova, noi ne abbiamo quattro. Sono convinto che sarà così anche l’anno prossimo».

Nessuna dichiarazione sulle piazze per tutta la giornata di ieri da parte delle opposizioni. Forse al Nazareno hanno capito che, nonostante l’avversione al governo, chi scende in piazza non freme dall’ardente desiderio di barrare il simbolo del Pd alle prossime elezioni. Pensare che antagonisti, ProPal, ma anche lo studente più pacifico di quella piazza possa votare per il partito della Ztl sembra una prospettiva quantomeno complessa. Giusto Bonelli e Fratoianni possono pensare di scucire qualche voto per Avs, gli altri troppo pasionari per votare Pd anche il Pd di Elly Schlein.

Eppure i dem chiusi in Toscana a discutere di meccanismi interni e distratti in Sardegna a inseguire il mito di Sanchez sono tutti certi. Certi di poter chiudere il cerchio, certi della vittoria, certi che i giovani scesi in piazza sono dalla loro parte anche se non se non ne parlano e non se ne occupano, il resto può aspettare.

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