Collaboratore del canale satellitare arabo Al Mayadeen, vicino a Hezbollah, giornalista freelance, già autore per il Fatto Quotidiano e Miccia, ex tirocinante all’Ispi, dirigente dei Giovani Palestinesi d’Italia e oggi al lavoro per una startup americana di intelligenza artificiale. Youssef Siher, 30 anni, è il presunto ideatore del Movimento 17 Ottobre, la piattaforma che ha diffuso gli appelli alla mobilitazione nazionale. È indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Non ha precedenti penali, un profilo quasi insospettabile, ma molto attivo sui social con preparazione culturale e capacità di raccogliere consensi.
Italiano di origini marocchine, cresciuto nel Bresciano, Siher frequenta i piani alti dell’intellighenzia italiana ma ha rapporti anche con la tv filo-iraniana e filo-Hezbollah, appartenente all’area mediatica dell’asse della resistenza. Alla Statale di Milano consegue la laurea in Comunicazione e Scienze politiche e di governo. Studia l’Islam politico e il rapporto fra religione e nazionalismo arabo. La tesi riguarda i movimenti islamici in Marocco e la monarchia. Nel 2024 svolge uno stage all’Ispi, nell’Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa. L’istituto precisa che da allora non collabora più con lui. Nel curriculum ci sono anche un lavoro da rider per Glovo e un impiego da ispettore della sicurezza alimentare. Da gennaio lavora per Mercor, startup americana di intelligenza artificiale, come esperto generalista. Su LinkedIn scrive: «Contribuisco a diversi progetti di etichettatura dei dati, valutazione e addestramento di intelligenze artificiali». Su Miccia, rivista di Voice Over Foundation, nel 2024 definisce l’operazione di Hamas del 7 ottobre 2023 «un atto rivoluzionario di decolonizzazione». E nella biografia Instagram scrive: «Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine». A settembre, parlando delle proteste della Generazione Z in Marocco, individuava nella concentrazione del potere politico ed economico la causa della crisi, accusando un’élite di controllare le risorse del Paese.
Alla Statale è stato anche fondatore e primo presidente dell’associazione degli studenti musulmani e nel 2023 partecipa all’organizzazione dell’Iftar della Pace al Parco Sempione. A luglio 2025 prende la parola al corteo milanese che chiede la rottura del gemellaggio con Tel Aviv. Nel settembre 2024 i Giovani Palestinesi aderiscono alla Rete Liberi/e di Lottare, nata contro il ddl 1660, dichiarando di averne seguito la costruzione «fin dai primi passi». Fra gli aderenti figurano anche SI Cobas e Partito dei CARC. Venerdì la stessa rete pubblica in collaborazione con M1710 il comunicato che cancella le piazze già indicate e annuncia concentramenti all’ultimo momento.
Se Siher sia stato l’unico amministratore dei canali dovrà stabilirlo l’inchiesta. Ma ieri, mentre veniva sentito in Questura, il Movimento ha smesso di aggiornare i propri profili. Alle 14.30 non sono comparsi i tre concentramenti promessi. Alle 15.30 avrebbe dovuto essere comunicata anche la piazza finale, ma neppure quell’indicazione è arrivata.
