l’editoriale

Capezzone: buongoverno contro il PUS, il Partito Unico dello Sfascio

L’editoriale del direttore

Unite i puntini. Prima le manifestazioni violente di antagonisti, islamisti e maranza. Poi (ovviamente del tutto scollegate dalle prime) le proteste degli autotrasportatori, a volte genuine e spontanee ma a volte «spintanee» e con infiltrazioni inquietanti.

E, come accompagnamento, una grande operazione politico-mediatica per chiedere «ascolto» e «comprensione», per fingere che le violenze non ci siano state, e soprattutto per mettere sempre nel mirino il governo, mescolando rivendicazioni legittime (di chi lavora) con l’illegalità e la prepotenza.

Badate: non evoco alcuna regia preventiva nell’organizzazione di eventi e iniziative diversissime tra loro. Ma una regia - questa invece c’è - nel racconto a posteriori, nel trattamento mediatico che è sempre all’insegna di un’Italia da descrivere secondo un registro nevrastenico, ansiogeno e fuori controllo.

C’è un PUS, un «Partito Unico dello Sfascio», che non vuole una campagna elettorale in condizione di normalità psicologica, con una ordinata competizione tra centrodestra e centrosinistra, ma desidera uno scenario di paese in fiamme, di barricate, di agitazione costante e pericolosa.

L’obiettivo è creare un’atmosfera di incalanamento contro Meloni di qualunque tensione, nel tentativo di riprodurre il «format» del referendum del marzo scorso: tutti (e tutto) contro una, in un clima incendiato.

Questa operazione va denunciata e respinta. Per farlo occorrono politici lucidi e media corretti e coraggiosi, in grado di svelare e ribaltare questa sceneggiatura.

Servirebbe anche un servizio pubblico radiotelevisivo al suo meglio sul versante dell’approfondimento politico. Ma questo è un capitolo doloroso e deludente, che prima o poi andrà aperto.

Intanto, amici lettori, vigiliamo, perché le forze che tifano per il caos sono notevoli e influenti.

Ps

Il governo, in occasione dei suoi 4 anni di lavoro, ha reso noto un report sulle cose fatte. Ne parliamo all’interno. Guardate le simulazioni sul potere d’acquisto, costruite sull’ipotesi del signor Marco (lavoratore senza figli, 25mila euro annui di reddito) e della signora Paola (lavoratrice con figli, 30mila euro di reddito). Sono scattati 200 euro di benefici mensili per il primo, e ben 970 per la seconda. Cose serie, vere, concrete. Vale più questo o la strillata di qualche irresponsabile?

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