Maurizio Falessi, ex terrorista appartenente alle Unità comuniste combattenti, si batte per le iniziative pro Islam nel V Municipio di Roma, il quadrante della Capitale a più alta concentrazione di moschee, tra Prenestino e Centocelle. Un’attività che Il Tempo ha immortalato domenica scorsa, con la foto di Falessi insieme al capogruppo locale del Pd Claudio Poverini e al presidente della Comunità islamica romana Ahmed Vall. Ma il filo rosso che lega questo municipio della Capitale agli ex esponenti del terrorismo rosso non finisce qui. Perché la ex compagna di Falessi lavora attualmente per lo Sportello di mediazione municipale che si occupa di accogliere e fornire assistenza ai migranti. Lei non è un personaggio qualunque. Si tratta di Rita Algranati, figura storica di primo piano delle Brigate Rosse. Divenne famosa con il nome di «compagna Marzia», anche conosciuta come la «ragazza con i fiori», per il suo ruolo di vedetta delle br che uccisero la scorta e rapirono Aldo Moro. Allora era ventenne e doveva salire su una Vespa e andarsene per indicare ai suoi compagni il passaggio delle auto del presidente della Democrazia Cristiana.
A quell’epoca era la moglie di Alessio Casimirri, nome di battaglia «Camillo», fuggito in Nicaragua agli inizi degli anni ’80 proprio insieme alla Algranati. Lui è rimasto là. Lei decise di tornare. In seguito condannata all’ergastolo, era ricercata per vari reati. Non solo del rapimento Moro, ma anche per altri sanguinosi episodi. Fu accusata di aver partecipato agli omicidi del giudice Riccardo Palma (‘78), del consigliere provinciale di Roma della Dc Italo Schettini (’79), del generale Antonio Varisco (’79) e di aver preso parte all’assalto alla sede della Dc in piazza Nicosia, a Roma, dove morirono due agenti. Una volta lasciato il Paese dell’America Centrale, si sarebbe trasferita prima in Angola e poi in Algeria assieme Falessi, con il quale fu catturata all’aeroporto del Cairo nel 2004. Lui fu condannato a undici anni, lei all’ergastolo. Nella sua seconda vita, Falessi ha fondato una cooperativa molto attiva nel territorio del V Municipio. Si chiama “Assalto al cielo” e gestisce proprio lo Sportello di mediazione municipale. Come si legge sul sito, questo ufficio «è affidato al coordinamento di una socia della cooperativa», la «Dr.ssa Rita Algranati, essa stessa soggetto svantaggiato in quanto detenuta assegnata al Lavoro Esterno in art. 21 O.P. e dotata delle competenze necessarie per realizzare la mediazione linguistica in cinque lingue, così come dell’esperienza necessaria a relazionarsi con efficacia con le persone migranti».
La cooperativa “Assalto al cielo” ha sede in uno storico e molto combattivo centro sociale, il «Cip Alessandrino», che si trova all’interno di un asilo comunale occupato. Mentre Algranati svolge il suo lavoro, perfettamente legale, nella sede municipale in via Prenestina, l’ex compagno Falessi non si perde nessuna delle sedute nell’aula del Consiglio, dove ieri è stata approvata la mozione voluta dal centrosinistra per il contrasto all’islamofobia. Anche ieri mattina era lì, in prima fila. Si è intrattenuto, come la settimana scorsa, con il capogruppo dem Claudio Poverini, e con un altro storico esponente della sinistra romana, Gianluca Peciola, ex consigliere comunale per Sel durante la giunta Marino e oggi collaboratore parlamentare di Avs. Nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione del primo articolo de Il Tempo, il leader della Comunità islamica romana, Ahmed Vall, presente in Consiglio municipale, ha fatto sapere di non avere nulla a che vedere con Falessi. Anche se ieri sono stati pizzicati insieme un’altra volta.
