Politica

Sondaggi, Crespi: “L’effetto novità prima o poi si esaurisce. La sinistra lo sa, ma fa finta di nulla”

L’analisi dell’esperto di comunicazione e marketing politico

«L’effetto Vannacci viene meno? Non siamo di fronte a sondaggisti disonesti, ma a chi, lontano dalle elezioni, soddisfa più i propri desideri e le proprie speranze che documentare la realtà».

A evidenziarlo è Luigi Crespi, tra i maggiori esperti di comunicazione e marketing politico in Italia.

Nelle sue ultime analisi, pubblicate su Il Tempo, ha sempre sostenuto che l’“effetto Generale” sarebbe presto venuto meno. La sorprende che ora più ricerche le stiano dando ragione?

«Per Il Tempo non abbiamo usato medie ponderate o supermedie. Parliamo di un sistema semplice che analizza e verifica tutti i sondaggi pubblici, poi li confronta. Il nostro interesse, infatti, non è ottenere titoli roboanti, ma capire quale verità nascosta possa esserci dietro una particolare ricerca. Detto ciò, la crescita accelerata di un partito emergente può produrre un overshooting: il consenso incorpora una quota elevata di elettori mobili e di voto potenziale, non ancora stabilizzato. Quando si esaurisce l’effetto novità, il dato può rientrare verso un livello di equilibrio. Per capirlo, non occorre leggere i tarocchi o avere una sfera di cristallo. Qualcuno ha voluto costruire una narrazione ad hoc».

A chi conviene diffondere un certo tipo di analisi?

«Quando cresce Futuro Nazionale, a esultare è il campo largo, che invece resta in silenzio quando la tendenza cambia. Ciò deve farci riflettere».

Questa sinistra può battere Meloni?

«Il centrodestra è uno schieramento che si propone di governare l’Italia da trent’anni e si contraddistingue per un programma e un leader. Dall’altra parte, invece, queste due peculiarità non sono state neanche pensate. Sebbene i partiti della coalizione che guida il Paese talvolta si contraddistinguano per idee differenti, a volte radicali, alla fine riescono a fare sintesi e a governare con una sola voce. Succedeva con Berlusconi, come con Meloni. A sinistra, invece, siamo di fronte a una somma di partiti. E quando accade ciò, c’è sempre una quota di resistenza verso chi è chiamato a guidare la squadra».

A cosa si riferisce?

«Se la leader del campo largo sarà Elly Schlein, ci sarà una quota di elettori del M5S e di AVS che troverà fastidioso votarla. Lo stesso accadrà nel Pd se a capo della coalizione ci sarà Conte. In politica, la somma non fa il totale. C’è, poi, un’altra questione fondamentale».

Quale?

«Quale elettore vero di destra sarebbe disponibile a votare Vannacci, determinando la vittoria del centrosinistra? Chi si prenderà la responsabilità di consegnare il Paese a Fratoianni, Bonelli e Salis? Eppure questa teoria è stata derisa, vilipesa, quasi fosse “meloniana”. I veri analisti di parte, però, sono stati coloro che continuano a presentare numeri per aiutare un’aggregazione».

Meloni può vincere anche senza Vannacci?

«È molto probabile che questa coalizione, con dentro Futuro Nazionale, perda. La presenza di Vannacci potrebbe cannibalizzare forze come la Lega e allontanare una quota di elettorato di Forza Italia. Come posso, d’altronde, includere chi, fino a ieri, ha votato contro qualsiasi cosa proposta dal Governo? È lo stesso militare, nei fatti, a chiamarsi fuori».

L’esecutivo ha ancora tempo per recuperare?

«Recuperare cosa? La sconfitta è solo nella testa di alcuni del centrodestra. Come si fa a perdere contro chi non ha uno schieramento, un leader e un programma?».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.