C’è una formula che torna ciclicamente nel dibattito politico italiano e che negli ultimi tempi ha ripreso forza: tassiamo i ricchi. Tassiamo i milionari, tassiamo i grandi patrimoni, chiediamo di più a chi ha di più. Una soluzione apparentemente semplicissima, capace di trasformarsi nello slogan perfetto: lo Stato ha bisogno di denaro, qualcuno ne possiede moltissimo, prendiamolo lì.
Il problema nasce quando dalla comunicazione politica si passa all’economia reale. Perché i grandi patrimoni non sono immobili e chi dispone di enormi risorse economiche possiede anche una libertà di scelta incomparabilmente superiore a quella del contribuente medio. È qui che una proposta apparentemente elementare incontra una realtà molto meno comoda: mentre uno Stato pensa a come tassare maggiormente la ricchezza, un altro può pensare a come attirarla.
Ed è precisamente quello che rende interessante il caso di Chris Rokos. Il miliardario e fondatore di Rokos Capital Management, con un patrimonio stimato dal Guardian intorno ai 4 miliardi di dollari, ha pagato circa 330 milioni di sterline di tasse nel Regno Unito nel 2025, risultando uno dei maggiori contribuenti individuali del Paese. Adesso ha deciso di trasferire la propria residenza fiscale in Grecia, dove esiste un regime particolarmente favorevole per determinati nuovi residenti ad alto patrimonio. Il suo trasferimento arriva dopo le modifiche britanniche al trattamento fiscale dei grandi patrimoni internazionali. Ed è proprio la dimensione di quei 330 milioni a rendere il caso impressionante. Lo Standard ha provato a tradurli in qualcosa di più comprensibile: utilizzando come riferimento circa 15.700 sterline di imposte annue per una famiglia britannica, per raggiungere quanto versato da un solo Rokos servirebbe il contributo fiscale di circa 21 mila famiglie. Il punto, quindi, è molto semplice: quando perdi attrattività nei confronti di contribuenti di queste dimensioni, non stai parlando soltanto della partenza di un miliardario. Stai parlando di persone che, individualmente, possono rappresentare per le casse pubbliche cifre enormi.
Ed è qui che il caso britannico diventa inevitabilmente italiano. A sinistra la patrimoniale continua a esercitare una forte attrazione politica. In particolare nell’area di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno più volte sostenuto la necessità di chiedere un maggiore contributo ai grandi patrimoni. Anche nel PD il tema è entrato nel dibattito, con Elly Schlein che ha sostenuto che non debba essere considerato un tabù. Il messaggio ha una forza comunicativa evidente: «facciamo pagare i ricchi». Parla direttamente alla pancia di una parte dell’elettorato e trasforma una questione economica estremamente complessa in una contrapposizione immediata tra chi possiede molto e tutti gli altri.
Ma il caso Rokos mostra il problema che quella formula rischia di lasciare fuori dal racconto: non basta decidere quanto vuoi prendere a un grande patrimonio. Devi anche chiederti cosa farà quel patrimonio dopo la tua decisione. E qui arriviamo forse al problema più profondo dell’Italia: la scarsa alfabetizzazione economico-finanziaria. L’OCSE, nel suo Economic Survey Italy 2026, ricorda che nell’indagine internazionale OECD/INFE del 2023 l’Italia si collocava all’ultimo posto tra i Paesi OCSE considerati per alfabetizzazione finanziaria degli adulti. Soltanto il 39% degli adulti italiani sottoposti al test riusciva a rispondere correttamente ad almeno cinque domande di conoscenza finanziaria su sette. Non significa che chi sostiene una patrimoniale sia automaticamente ignorante in economia. Significa però che il dibattito su tasse, ricchezza e investimenti avviene in un Paese nel quale gli strumenti per comprendere questi fenomeni sono ancora troppo poco diffusi.
Ed è proprio in questo vuoto che gli slogan più semplici trovano terreno fertile. «Prendiamo i soldi ai ricchi» è una frase che entra in un post, in un comizio o in quindici secondi di video. Spiegare che i grandi patrimoni possono reagire, spostarsi e scegliere sistemi fiscali più convenienti è meno immediato. Eppure è esattamente ciò che bisogna considerare quando si passa dagli slogan alle politiche pubbliche. Il caso Rokos non è interessante perché bisogna preoccuparsi del destino di un miliardario. È interessante perché mostra quanto possa pesare sulle casse di uno Stato anche un singolo contribuente e quanto sia importante mantenere un Paese attrattivo per chi produce, investe e paga imposte.
Forse è proprio da qui che dovrebbe partire il dibattito italiano. Prima ancora di inventare nuove tasse, servirebbe investire molto di più nell’educazione economica e finanziaria, per permettere ai cittadini di giudicare queste proposte andando oltre la loro efficacia comunicativa. Perché scrivere un’aliquota in una legge è facile; trattenere capitale, investimenti e contribuenti è molto più difficile.
E il caso britannico lascia una domanda che vale anche per l’Italia: prima di promettere che sarà sufficiente tassare i ricchi per riempire le casse dello Stato, siamo sicuri di aver considerato cosa succede quando quei ricchi decidono di portare altrove la propria residenza e una parte della propria ricchezza?
