L’intervista

Elezioni suppletive, lo schiaffo di Giuseppe Scopelliti: “Reggio Calabria tomba del Pd. Vince l’effetto Meloni”

L’ex governatore della Calabria: “Fn non ci impensierisce Il voto di opinione premia il governo. Segnale per le politiche”

«Mai alcun dubbio: a Reggio Calabria il centrodestra poteva solo vincere. Dopo la travolgente campagna per le regionali, in cui la città è stata determinante per la vittoria di Occhiuto, e le comunali, con lo straordinario risultato di Cannizzaro, era impossibile perdere». A dirlo Giuseppe Scopelliti, ex governatore della Calabria.

Se l’esito delle urne era, dunque, scontato, su cosa ha ritenuto di aver superato il test?

«Sulla tenuta della coalizione, dove non si è mollato un centimetro, e, soprattutto, sulla capacità di Roberto Vannacci di impensierire la coalizione di governo. Il generale ha chiaramente fallito».

Perché l’europarlamentare non ha sfondato?

«A queste latitudini la gente studia le idee prima di recarsi ai seggi. Riconosciuto il grande lavoro di Giorgia Meloni per l’Italia, la nostra bravura, è stata intercettare gli indecisi e ribadire loro come fosse necessario, ancora una volta, dare fiducia alla premier, unica speranza in un periodo di notevoli cambiamenti. I cittadini hanno compreso il messaggio e, pertanto, si è arrivati, senza particolari difficoltà, all’ennesimo plebiscito. Fuori dai populismi, dalle enunciazioni, dalle dichiarazioni strumentali e dagli slogan, si sente ancorala necessità di affidarsi a chi affronta in modo serio i problemi. Sul dato di Futuro Nazionale c’è, poi, un altro aspetto fondamentale da osservare».

Quale?

«Vannacci va meglio in provincia che in città. Ciò vuol dire che, laddove prevale il voto d’opinione, non c’è partita. Lo abbiamo intercettato ampiamente».

Può essere un segnale a livello nazionale?

«Dimostra alla coalizione che, quando si punta su profili qualificati e credibili, in grado di saper intercettare il consenso attraverso il dialogo, non c’è rivale che tenga. Non dimentichiamo un’altra peculiarità: a contenderci il seggio, stavolta, c’era un autorevole rappresentante di Forza Italia. Il generale, con un altro candidato, avrebbe preso meno. Ecco perché possiamo guardare con ottimismo all’avvenire. Avremo nuovamente questa maggioranza a Piazza Colonna e, perché no, anche il primo Presidente della Repubblica di destra».

Reggio, quindi, non è stata la tomba del governo?

«È stata, ancora una volta, la tomba del sistema progressista».

Si riferisce a quella sinistra che sperava nella “rimonta del generale”?

«Pur avendo schierato un professionista qualificato, non è riuscita a spuntarla. La colpa non è di chi ha marciato da solo, ma di una macchina del Pd ormai spenta da anni. Reggio ha fatto pagare ai dem quel colpo di Stato realizzato dodici anni fa, a danno di un esecutivo che stava facendo bene e meritava di restare. La gente ha voltato le spalle a un accanimento basato su processi e carte bollate, simbolo del peggiore “correntismo” denunciato da Palamara. Nella mia vita, infatti, non mi sono mai trovato tanti comunisti che mi chiedono di tornare in campo e cambiare.Più di qualcuno, tra i compagni, non si fida di una gestione fallimentare sotto ogni punto di vista».

Anche il Movimento 5 Stelle, senza reddito di cittadinanza, non sembra funzionare al meglio?

«Venendo dalla militanza giovanile, posso dire che i partiti non si improvvisano. Devono avere una storia e un vissuto. Non basta mettere insieme qualcuno. I 5 Stelle sono la dimostrazione plastica di cosa non è la politica».

Cosa intende con questo concetto?

«Quella con la “P” maiuscola, fatta di passione, sentimento, visione e valori. Con l’avvento degli ormai ex grillini, si è fatto più di un semplice passo indietro».

È possibile ancora recuperare?

«È questo il compito di Fratelli d’Italia. Bisogna ripartire dai contenuti, dalla proposta. Scegliendo le persone migliori e non dando per scontato che il voto locale si ripercuota su quello nazionale, si può battere il campo largo. Ai progressisti non basta mettere insieme una serie di sigle. Allo stesso modo, però, sarebbe uno sbaglio rilassarsi e credere di aver già vinto. Occorrono impegno, responsabilità, concretezza e determinazione. Bisogna avere ancorala capacità di scegliere bene. Se sivainquestadirezione, il percorso invista delle politiche è tutto in discesa.La nuova legge elettorale, infine, impone la necessità di puntare sui migliori. Non diamo un capitale achi non se lo merita».

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