In Senato

Il Pd guida l’assalto al governo israeliano

Mozione con sei richieste tra cui indagini sul fermo di Flotilla e l’arresto di Netanyahu e di altri due ministri sul suolo italiano

Sono passati soltanto tre giorni dal 7 ottobre, il terzo anniversario del più feroce pogrom contro gli ebrei dalla Seconda guerra mondiale. Le immagini che abbiamo rivisto nei giorni scorsi sono fresche e fisse nelle nostre menti, così come le testimonianze scioccanti e toccanti dei sopravvissuti che abbiamo sentito: dal Nova Festival ai kibbutz ai confini con Gaza presi d’assalto. Le donne, le ragazze e persino le bambine stuprate e brutalmente uccise, le immagini di stanze, letti e peluche insanguinati nelle case delle vittime. Oltre due anni di guerra per liberare gli ostaggi e sconfiggere Hamas, su cui ricade anche la responsabilità delle vittime civili palestinesi.

Nonostante questo terribile ricordo ancora vivo, nonostante il trauma e il fondamentalismo islamista che minaccia la libertà e la sicurezza di tutti noi ogni giorno, esattamente nelle ore in cui il Parlamento europeo chiede alla Commissione di inserire la Fratellanza musulmana nell’elenco delle organizzazioni terroristiche bandite dall’Ue, esattamente il giorno dopo il 7 ottobre, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e AVS hanno ben pensato di aggiornare e ripresentare al Senato una mozione. Una mozione contro il ramo palestinese della Fratellanza, colpevole del massacro del 7 ottobre, Hamas? No di certo, bensì un altro atto d’accusa contro Israele.

Primi firmatari Francesco Boccia (PD), Stefano Patuanelli (M5S) e altri senatori dei due gruppi, insieme agli immancabili alleati di AVS. La premessa riguarda la situazione a Gaza e nei territori palestinesi e, soprattutto, il ruolo che, secondo i firmatari, l’Italia dovrebbe assumere nei confronti della Corte penale internazionale (CPI) e contro Gerusalemme.

Richiama il rapporto parziale della Commissione ONU, che non rappresenta formalmente l’ONU intera e che ha qualificato come possibile genocidio la condotta israeliana a Gaza, e ricorda i mandati di arresto della CPI nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

La mozione parla inoltre della situazione umanitaria a Gaza, dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, delle accuse relative al trattamento dei detenuti palestinesi e delle vicende della Global Sumud Flotilla.

Il punto politicamente più rilevante, però, è costituito dai sei impegni che la sinistra chiede al Governo italiano di assumere. Vorrebbero che l’Italia chiedesse alla Procura della CPI di valutare l’apertura di indagini nei confronti di altri ministri israeliani: Israel Katz, ministro della Difesa, e Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, per genocidio e crimini di guerra. Il tutto basato su parole di «osservatori indipendenti» come Francesca Albanese e di qualche altro amico loro.

Va infatti ricordato che la Corte aprì un fascicolo, ma non esiste alcuna sentenza di condanna o che sostenga che sia in corso un genocidio a Gaza. La denuncia è partita dal Sudafrica, Paese dove il governo oggi sostiene la violenza contro i «bianchi» e ne giustifica l’uccisione.

I senatori di sinistra chiedono anche che nei confronti di Benjamin Netanyahu venga aggiunta l’accusa di genocidio ai capi d’imputazione relativi ai mandati già emessi dalla CPI.

Chiedono poi di preparare concretamente l’Italia all’esecuzione dei mandati della CPI: il Governo dovrebbe predisporre, insieme alla magistratura, protocolli operativi per arrestare e consegnare alla Corte le persone destinatarie di un mandato qualora si trovassero sul territorio italiano.

Vorrebbero poi che Roma comunicasse formalmente alla CPI che l’Italia eseguirà i mandati di arresto relativi al caso.

Poi, strizzata d’occhio finale, vogliono l’impegno a difendere la Corte penale internazionale dalle pressioni politiche e dalle sanzioni. Questo passaggio è collegato alle critiche contenute nella mozione verso le sanzioni statunitensi contro esponenti della CPI, ritenuti schierati e forse persino in affari con i nemici d’Israele. Infine, chiedono un’indagine indipendente delle Nazioni Unite sulle violenze e sugli abusi denunciati dai loro amici della Flotilla.

Insomma, PD, M5S e AVS chiedono al Governo Meloni di passare da una posizione politica equilibrata a iniziative giuridiche e diplomatiche concrete contro Israele. Un manifesto politico contro lo Stato ebraico all’indomani del 7 ottobre, nel testo nemmeno una richiesta d’impegno contro i terroristi di Hamas. Si tratta di un documento di un’aggressività senza precedenti nella storia del nostro Parlamento.

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