Il problema del campo largo è che solo Elly Schlein vuole Elly Schlein. Non è un gioco di parole, ma la fotografia di ciò che sta vivendo la coalizione progressista. Solo la segretaria del Pd, insieme ai suoi fedelissimi, è convinta della bontà di una sua corsa come candidato premier a capo dell’asse Pd-M5S-Avs e (forse) Italia Viva. La nuova legge elettorale, però, impone l’indicazione del candidato premier per ogni coalizione. Così, volenti o nolenti, saranno costretti a indicare un nome. Lo strumento per trovarlo dovrebbero essere le primarie. Schlein, la scorsa settimana, ha fatto capire di non transigere: la strada deve essere quella. Gli alleati però non le vogliono. Non è un mistero che Giuseppe Conte nelle ultime settimane abbia spinto per un “federatore”. “L’ho detto nell’ultimo incontro che ho avuto con Elly”, ha spiegato nei giorni scorsi. Peccato che la segretaria del Pd ai suoi abbia raccontato una versione diversa: non è vero, non mi ha parlato di un terzo nome. Ma Conte insiste: “Le ho chiesto di fare entrambi un passo indietro, ma non ha voluto, lei legittimamente vuole essere candidata”.
La conta interna alla coalizione è vista come uno spauracchio anche da Angelo Bonelli. Ieri mattina, intercettato in Transatlantico, non ha nascosto il suo pensiero: “La mia posizione è quella di Avs. E non è contro la segretaria del Pd, a cui io rinnovo la mia stima, ovviamente anche simpatia. La mia è una profonda preoccupazione legata al fatto che le primarie non aiutano a unire, amplificano differenze”. Poi, per allontanare da sé ogni sospetto di voler impallinare Elly, ha ribadito: “Non è una questione contro Schlein o contro Conte. È una preoccupazione che ho espresso anche a lei, ci siamo chiariti”. Nicola Fratoianni, il co-leader di Avs, preferisce mantenere un basso profilo, ma è significativo che ogni volta preferisca non prendere una posizione netta sulle primarie: “Non sono il problema”, ripete come un mantra. Schlein, però, sa che sta facendo un all-in. Se dovesse vincere le primarie si giocherà tutto nella sfida contro Giorgia Meloni. Nel caso di una sconfitta, conosce alla perfezione la sorte che l’aspetta.
Conte dice di volersi impegnare, ma non sembra farlo fino in fondo. Le parole pronunciate ieri a Montecitorio sono state accolte con una certa preoccupazione al Nazareno: “Io oggetto di specifici attacchi della maggioranza perché mi temono? Questo non lo so. Dovreste chiederlo alla maggioranza. Per quanto mi riguarda è certo che lavorerò con grande determinazione per un progetto realmente progressista e per mandare a casa un governo che veramente peggio non poteva fare per l’Italia, avendo pure tutto questo tempo a disposizione”. Non sarà facile per Schlein fare la candidata premier del campo largo. A partire dall’atteggiamento da tenere in politica estera, con il leader pentastellato pronto a metterle i bastoni fra le ruote ogni volta che si dovrà parlare di Russia e Ucraina. Tanto che già avverte: “Se primarie devono essere, innanzitutto dobbiamo concentrarci sul programma, subito dopo l’assemblea del Pd”, fissata per il 18 ottobre. L’altro ieri Conte, Bonelli e Fratoianni hanno pranzato insieme alla Camera. Schlein non c’era. I più maliziosi l’hanno visto come l’asse a tre anti-primarie. I “guardaspalle” della segretaria hanno subito gettato acqua sul fuoco: “Elly è raffreddata”. In effetti, il brutto raffreddore non era un’invenzione. Lei stessa ieri mattina lo ha voluto puntualizzare: “Oggi sto un po’ meglio, ma sono sempre sotto tachipirina”. Poco lontano, il fedelissimo Igor Taruffi si appartava in un angolo del Transatlantico, prima con Fratoianni, subito dopo con Bonelli. Il tempo stringe, perché ogni giorno che passa non fa altro che indebolire la (presunta) leadership di Schlein nella coalizione.
