Aumentano le pressioni degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita sulla Siria affinché contribuisca con proprie forze militari alla soluzione del conflitto in Yemen. Le indiscrezioni su un possibile dispiegamento di soldati siriani si sono moltiplicate negli ultimi giorni, Damasco ha mantenuto una posizione prudente, ma Usa e Arabia Saudita insistono ed è previsto per oggi un incontro tra l’inviato speciale americano Tom Barrack e il ministro degli Esteri siriano Assad Shaibani. Secondo fonti citate da diversi media turchi, l’ipotesi sarebbe allo studio da diversi mesi, ma Washington avrebbe intensificato recentemente le pressioni sul governo siriano.
Riad sarebbe alla ricerca di ulteriori forze combattenti per rafforzare la propria posizione in Yemen, dove i gruppi sostenuti dall’Arabia Saudita incontrano difficoltà sul terreno e faticano a contenere le minacce, in particolare nell’area di Taiz. Dopo aver valutato inizialmente il ricorso a combattenti provenienti da aree tribali del Pakistan, l’attenzione si sarebbe spostata sulla Siria. Restano tuttavia forti dubbi sulla capacità di Damasco di contribuire in misura significativa. L’esercito siriano è ancora impegnato in una fase di riorganizzazione, reclutamento e addestramento e deve fare i conti con carenze di equipaggiamenti.
Anche l’ipotesi di impiegare operatori siriani di droni avrebbe un impatto prevalentemente simbolico poiché le esigenze militari saudite più ampie e difficilmente soddisfabili con un contingente ridotto. La Turchia, intanto, mantiene un approccio prudente e strategico, senza manifestare particolare entusiasmo per un’eventuale iniziativa di Damasco. Un limitato dispiegamento siriano in Arabia Saudita potrebbe comunque offrire ad al-Sharaa l’opportunità di migliorare i rapporti regionali e ridurre il proprio isolamento diplomatico. Resta da capire se il governo siriano riuscirà a resistere alle pressioni di Washington e Riad e per quanto tempo potrà rinviare una decisione.
