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Gran Bretagna, il flop del leader dei Verdi filo-Hamas: il sionismo “razzismo” non paga

Il leader dei Verdi britannici Zack Polanski perde la suppletiva a Londra contro la laburista Sagal Abdi-Wali ma resta alla guida del partito

Il leader dei Verdi britannici è stato sconfitto dalla candidata laburista nell’elezione suppletiva per il collegio londinese di Holborn e St Pancras, ma ha annunciato che resterà alla guida del partito nonostante la controversia con Israele per aver sostenuto una mozione parlamentare volta a definire il sionismo come una forma di razzismo. A Zack Polanski - di origine ebraica ma promotore di una linea fortemente filo-palestinese all’interno del partito - è stato vietato l’ingresso in Israele e ora deve incassare anche la sconfitta nelle elezioni indette dopo le dimissioni dell’ex leader laburista Keir Starmer. Il voto è stato anche un primo banco di prova per la popolarità del primo ministro Andy Burnham.

Polanski ha dichiarato all’emittente britannica Sky News che manterrà la leadership del partito, dopo che la candidata laburista Sagal Abdi-Wali ha ottenuto il 45% dei voti. Abdi-Wali - giunta in Gran Bretagna da bambina come rifugiata negli anni ’90 in fuga dalla guerra in Somalia e attualmente a capo del consiglio locale - perpetua così la tradizione laburista di questo seggio che continua ininterrotta dalla sua creazione nel 1983. I Verdi avevano registrato un forte aumento degli iscritti da quando Polanski ne ha assunto la guida nel settembre dello scorso anno: il quarantatreenne ex attore e ipnoterapeuta ha spostato il partito verso sinistra e ne ha consolidato la posizione filo-palestinese, facendo leva sul malcontento per l’atteggiamento del governo laburista di Starmer riguardo al conflitto tra Israele e Hamas.

La mozione sostenuta da Polanski e aspramente condannata da Israele esprimeva inoltre sostegno alla creazione di un “unico Stato palestinese democratico sull’intero territorio della Palestina storica” ed è stata criticata dai principali partiti britannici, dalle organizzazioni ebraiche del Regno Unito e dal governo israeliano, che l’ha definita “un chiaro testo antisemita”.

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