Gli sforzi degli Stati Uniti per raggiungere un accordo che ponga fine alla guerra con l’Iran rimangono in una fase di stallo, nel frattempo l’escalation del conflitto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita sta ulteriormente destabilizzando i mercati energetici e minaccia di coinvolgere un numero ancora maggiore di Paesi. Lo nota il Washington Post dopo l’attacco all’aeroporto internazionale di Riad che ha causato la morte di 12 persone. In vista delle elezioni di Midterm di novembre, la nuova escalation in Yemen e in Arabia Saudita rappresenta una sfida per l’amministrazione Trump, che “ha già abbastanza problemi da affrontare, come l’aumento dei prezzi del petrolio”. Lo ha affermato al Washington Post April Longley Alley, ricercatrice senior presso il Washington Institute, notando che “l’amministrazione Trump voleva limitare il conflitto il più possibile e tenerlo sotto controllo”, “ma il coperchio sta già saltando”.
Gli Houthi, che ricevono addestramento e sostegno dall’Iran, e il governo yemenita, appoggiato dall’Arabia Saudita, sono stati coinvolti per anni in una guerra civile che ha causato centinaia di migliaia di morti. Il mese scorso gli Houthi hanno lanciato una clamorosa offensiva di terra per prendere il controllo della costa occidentale dello Yemen sul Mar Rosso, lungo lo stretto di Bab al-Mandab, una via navigabile vitale per il trasporto marittimo globale, anche come alternativa allo stretto di Hormuz. L’offensiva degli Houthi ha portato a un cambiamento nella politica saudita, ha dichiarato la scorsa settimana in un’intervista ad Arab News il principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi. “La moderazione è sempre stata una caratteristica distintiva della politica e delle azioni saudite, storicamente, fin dai tempi di re Abdulaziz - ha affermato -. Questa moderazione non è più praticabile”. Le forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno lanciato una controffensiva e gli Houthi, a loro volta, hanno colpito aeroporti e infrastrutture energetiche nel Regno, comprese le raffinerie.
Secondo Alley, con l’intensificarsi degli attacchi iraniani contro le navi nello Stretto di Hormuz, che riducono la quantità di petrolio che può essere trasportata, gli attacchi degli Houthi contro le infrastrutture saudite e i continui tentativi di bloccare i porti sauditi assumono un’importanza crescente. “Gli Houthi possono colpire, e di fatto stanno colpendo, infrastrutture energetiche critiche in Arabia Saudita”, ha affermato Brett Erickson, consulente di gestione del rischio che monitora attentamente i mercati del petrolio e del gas. “E poiché gli Houthi possiedono infrastrutture di minor valore continueranno a seminare il caos sul mercato”, ha aggiunto. Secondo analisti e funzionari statunitensi, l’Arabia Saudita sta ricevendo supporto dagli Stati Uniti in termini di intelligence, ma l’amministrazione Trump non ha fornito il livello di sostegno richiesto da Riad e dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Ali Shihabi, autore e commentatore saudita esperto del pensiero del governo saudita, ha affermato che l’Arabia Saudita apprezza l’aiuto fornito dagli Stati Uniti, in particolare le informazioni in tempo reale sui bersagli per gli attacchi contro gli Houthi, ma auspica un maggiore impegno da parte degli Stati Uniti. “Un attore armato non statale controlla un’importante via navigabile internazionale”, ha affermato, riferendosi a Bab al-Mandab. “È inconcepibile che gli Stati Uniti avrebbero permesso che ciò accadesse in passato”, ha aggiunto. Shihabi ha però anche affermato che l’Arabia Saudita non sta aspettando l’aiuto degli Stati Uniti e che intende collaborare più strettamente con i membri dell’alleanza della Mecca. “Comprendiamo che ogni Paese deve portare acqua al proprio mulino”, ha affermato.
