Una malattia pericolosa. Che se non contrastata, può diventare mortale. Due anni fa, nel silenzio dei quotidiani prezzolati, il nostro giornale ha puntualmente raccontato la crescita esponenziale del sentimento di antisemitismo nella sinistra italiana. Oggi, quella che sembrava essere (per alcuni, non per noi) un raffreddore è diventata una febbre che sfiora i quaranta gradi. Ieri, durante le manifestazioni del sabato (una sorta di appuntamento autunnale imperdibile) vi è stata l’ennesima, oscena dimostrazione nei vari serpentoni ProPal che hanno imposto alle nostre città un fine settimana di terrore e blocco del traffico. Cori, striscioni, scritte sui muri. Non contro il governo israeliano, contro Netanyahu o la guerra. No, l’obiettivo è l’ebreo. In quanto tale, come essere umano, senza distinzioni.
Iniziamo dalla rossa Bologna: è apparsa una scritta che definire vergognosa è davvero troppo poco. “Porta in alto la mano, vola sul deltaplano, guarda dentro al mirino, spara e centra il rabbino”. Una sorta di osceno remake della “Canzone del capitano”, di Dj Francesco, nella quale si inneggia, esplicitamente, alla strage del 7 ottobre. Nel capoluogo emiliano ci sono stati anche cori “Intifada fino alla vittoria”, uno striscione “L’unica pace è la fine del sionismo” e uno squallido slogan di apertura “Facciamo come in Francia–Respingiamo sionisti, fascisti e guerra”. Ma non basta. Indegno anche il manifesto in testa al corteo dal Colosseo verso la Sapienza, tenutosi a Roma: “7 ottobre giornata della Resistenza”. Anche in questo caso i commenti sono persino superflui. Per i nipotini di Carlo Marx il mito degli anni Quaranta rivive nell’attentato a giovani indifesi. I partigiani, quelli autentici, si staranno rivoltando nelle tombe.
Sempre nella capitale, oltre alla presenza di bandiere di Hezbollah, ci sono stati due striscioni che non possono non suscitare sdegno: “Siamo tutti antifascisti, siamo tutti antisionisti” e “7 ottobre come il 25 aprile. Fasci e sionisti appesi”. Un paragone esplicito tra l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il 25 aprile, con invito a “appendere” fascisti e sionisti. A Milano, il corteo Pro Pal che partiva da piazza della Repubblica ha esposto uno striscione spregevole, pressoché identico a quello dei colleghi romani: “7 ottobre come il 25 aprile. Fasci e sionisti appesi a testa in giù”. Medesimo leitmotiv a Firenze. In testa al corteo uno striscione che avrebbe potuto serenamente aver scritto un leader di Hamas: “La fine del genocidio, la fine del sionismo”. Una versione 2.0 di “dal mare al fiume”. Gli organizzatori hanno ribadito che non basta il mancato rinnovo del mandato al vertice della Fondazione Meyer, a Marco Carrai, console onorario d’Israele per la Toscana, l’Emilia Romagna e la Lombardia, ma occorre l’immediata chiusura del consolato a Firenze. Infine, a Torino, Sara Munari (indicata come una delle leader del centro sociale Askatasuna) al microfono ha detto, testualmente: “Il 7 ottobre è una giornata storica di resistenza globale”. Nel resto del discorso l’attivista ha spiegato come, quel giorno, i palestinesi avrebbero “rotto la gabbia” di Gaza.
