A poche ore dall’inizio dei cortei «segreti» lanciati sul web dal Movimento 17 ottobre, ecco arrivare la notizia dell’individuazione di quella che il Ministro dell’Interno in persona avrebbe di lì a poco definito come «la presunta “mente”» dell’intera operazione. Un durissimo colpo - se le prime ipotesi dovessero essere confermate, in attesa delle risultanze giudiziarie ufficiali - inferto ad un Movimento fino ad oggi sfuggente, senza volto, «fluido», che aveva destato fortissime preoccupazioni in vista delle manifestazioni di ieri e che suona come un indubbio successo del lavoro del Viminale. E il fatto che il blitz sia avvenuto poco prima dell’ora X - quella in cui sarebbero stati svelati i percorsi dei cortei tenuti segreti - non fa che aumentare il valore dell’intera operazione: una tempistica quasi perfetta nel disinnescare quella era considerata una minaccia concretissima per l’ordine pubblico.
«È stato fermato dalla Polizia a Milano un 30enne considerato la presunta “mente” del “movimento 17 ottobre” e del profilo Instagram su cui si organizzavano azioni violente nelle principali città italiane», ha dichiarato Piantedosi. Che poi ha spiegato: «Ciò testimonia le grandi capacità dei nostri investigatori e riafferma un messaggio chiaro: non saranno possibili zone franche», la «risposta dello Stato» sarà «immediata contro chiunque pensa di poter organizzare rivolte nascondendosi dietro un passamontagna o l’anonimato dei social».
La chiamata alla piazza infatti si era dipanata quasi interamente sulla rete, tra chat, profili social e forum, costituendo un sistema di coordinamento difficile da individuare e ancor più da fermare. Circostanza sottolineata dallo stesso titolare del Viminale, che ha elogiato «le grandi capacità dei nostri investigatori», ribadendo la «fiducia nel nostro sistema e nelle forze dell’ordine» di venire a capo «di questi fenomeni anche quando sono così complicati e insidiosi». Decisivo per il successo dell’operazione quella che Piantedosi ha definito «l’abilità delle forze di Polizia di penetrare la dimensione digitale, su cui corrono questi atteggiamenti». «In questo momento, le forze dell’ordine stanno effettuando alcune perquisizioni», ha poi detto il ministro: «l’altro ieri sono state 100, oggi 150, e sono state trovate chat tra decine di persone». Il tutto «coniugando fermezza ed equilibrio» rispetto «a un fenomeno nuovo che coinvolge giovani in gran parte minorenni».
Più in generale, la risposta data dallo Stato nelle città interessate dalle proteste è stato, per molti addetti ai lavori oltre che per i cittadini, efficiente e puntuale. Come evidenziato da Filippo Romano, segretario generale dell’Associazione Italiana Prefetti: «I social consentono mobilitazioni rapide, con modalità e luoghi di ritrovo che possono cambiare all’ultimo momento. Lo Stato ha dimostrato di saper affrontare fenomeni ben più complessi e possiede tutte le capacità per rispondere anche a queste nuove sfide», ha detto Romano. E se i prefetti elogiano il lavoro del Viminale, l’opposizione - che ieri ha glissato parlando di altro - ha dimostrato invece di sbagliare tempi e modi della propria critica politica. Piantedosi è stato uno dei ministri più bersagliati in questi anni da parte del centrosinistra, nonostante una gestione dell’ordine pubblico equilibrata, o forse proprio per questo. Non si contano le richieste di dimissioni sparacchiate in vari momenti da tutto l’arco del così detto campo largo, comprese le ultime arrivate dopo il varo del nuovo dl sulla sicurezza. La giornata di ieri ha ancora una volta mostrato che le cose stanno in modo diverso rispetto alle varie accuse di «atteggiamenti liberticidi» e «repressione del dissenso» lanciate dalla sinistra.
Per Piantedosi vale il contrario: «Credo che in Italia, come forse da nessuna altra parte al mondo, si sta assolutamente garantendo come sempre la libertà di manifestazione del pensiero e nello stesso tempo che questa libertà sia garantita a tutti». Poi ha concluso: «Da una parte ci sarà, e lo confermo, molta fermezza nel reprimere dei fenomeni che si sono rivelati così forti, così violenti; dall’altra parte il messaggio da lanciare ai giovani è quello di confidare sul fatto che lo Stato dà un’altra possibilità».
