Hanno aspettato il buio per gli scontri. Un pomeriggio intero a manifestare per le strade di Roma, poi, alle 19.30, il lancio di bottiglie e bombe carta contro la polizia che aveva fermato il corteo in largo di Santa Susanna, all’altezza dell’hotel St. Regis. A tirare, militanti con il volto coperto da kefiah e cappucci. La risposta: l’idrante e le cariche di alleggerimento del reparto Mobile. Tutto era cominciato alle 14 in piazza della Repubblica, dove centinaia di persone si erano date appuntamento per «Fuori l’Italia dalla guerra», corteo autorizzato dalla Questura e arrivato fino ai Fori Imperiali senza criticità. Prima della partenza erano stati individuati oltre duecento giovani e 63 erano stati accompagnati in Questura perché trovati con caschi, guanti, passamontagna e altro materiale che sarebbe stato utile agli scontri.
Verso le 16 all’improvviso più di duecento ragazzi arrivati alla spicciolata si sono riversati su via Cavour, tentando di percorrere e superare via degli Annibaldi. Fermati dagli agenti, sono tornati verso i Fori Imperiali, spingendo i manifestanti arrivati da piazza della Repubblica al coro di «fate largo al corteo dei giovani». Poi la marcia, l’urlo «andiamo al Parlamento» e una direzione mai davvero chiara, scandita da lunghi stalli con le forze dell’ordine per concordare il percorso. La rivoluzione passa anche dalla trattativa.
Cambi di rotta, quindi il tentativo di raggiungere il Circo Massimo, luogo dell’appuntamento iniziale del «Movimento 17 ottobre», dove però è in allestimento anche il Villaggio della Difesa, in vista della festa delle Forze Armate del 4 novembre. Via di San Gregorio era chiusa da polizia e carabinieri: il serpentone ha deviato verso il Colosseo. Alcuni sono riusciti a entrare nell’Anfiteatro Flavio, simbolo di Roma, ma nessun danno, fa sapere il Ministero della Cultura. Le uniche vittime sono le transenne, scaraventate a terra nella corsa verso il sito archeologico.
Tensione, ancora stallo, infine la ritirata verso piazza della Repubblica con una lunga marcia che è passata per Termini. L’ingresso dello scalo ferroviario è stato chiuso e i viaggiatori sono rimasti a guardare sfilare centinaia di ragazzi vestiti di nero contro il governo Meloni.
I tafferugli sono scoppiati superata piazza Esedra, mentre manifestanti e dirigenti dell’ordine pubblico trattavano per far proseguire il corteo. Una raffica di bottiglie e bombe carta contro gli agenti. L’accordo è saltato e la risposta è stato l’idrante e il reparto Mobile che è avanzato per spingere indietro la folla. Un secondo tentativo di mediazione. Altre bottiglie, altre bombe. Di nuovo l’idrante, di nuovo le cariche, finché gli incappucciati non si sono dispersi.
Il bilancio di una giornata lanciata nelle chat come una «rivoluzione»: 28 i fermi preventivi. Novantasei in tutto le persone accompagnate in Questura, di cui sei minori. Undici i denunciati.
