“Io vorrei solo essere lasciata in pace”. Alessandra Bramante, psicologa e criminologa, non intende aggiungere altro. A chiederle conto del suo presunto ruolo nella vicenda di Garlasco è stata, per strada, una giornalista di “Filorosso”, il programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone. Il breve scambio è finito in onda: domande incalzanti da una parte e un netto rifiuto dall’altra.
Al centro c’è un documento riemerso a distanza di diciannove anni. Si tratta di un fascicolo di tredici pagine, senza data né firma autografa, scritto su carta che reca l’intestazione della criminologa e il titolo “Valutazione psicologica”. La notizia l’ha data “La Repubblica”. Secondo il quotidiano, nel testo si attribuirebbero a Stasi una presunta “freddezza” e tratti da “calcolatore” e “manipolatore”. L’analisi sarebbe stata elaborata a partire dagli interrogatori resi da Stasi nel 2007, ma la Procura di Vigevano non l’avrebbe mai richiesta e il documento non risulta tra gli atti depositati all’epoca. La Procura di Pavia lo ha acquisito il 10 settembre con un ordine di esibizione, nell’ambito delle indagini su Andrea Sempio.
Stando alla ricostruzione del quotidiano, nel 2007 Bramante avrebbe ricevuto dal Ris di Parma l’incarico di analizzare la personalità di Stasi, all’epoca al centro delle indagini. La diretta interessata, però, smentisce. Interpellata da “Ore 14” su Rai 2, ha dichiarato: “Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma”.
Davanti alle telecamere di “Filorosso” la linea non cambia. La giornalista le chiede se qualcuno le abbia commissionato il profilo e se riconosca il documento. Bramante si rifiuta di rispondere e, con parole colorite, accusa i giornalisti di gettare fango gratuitamente. Poi indica una strada precisa: “Leggete gli atti e se negli atti ufficiali ci sarà qualcosa di mio vi date le risposte. Ma io non rispondo”. Aggiunge di essere disponibile a parlare soltanto davanti a chi ne avrà titolo: “Se mi chiederà qualcuno, parlerò”. E ancora: “Quello che accadrà, accadrà”. Quando le domande si fanno più insistenti, la psicologa chiede di essere lasciata in pace e domanda se debba chiamare la polizia. La giornalista ribatte di voler soltanto capire. Bramante chiude: “Io non rispondo a niente”.
Resta aperto l’interrogativo principale: chi ha redatto quel testo, e per conto di chi? E perché non è mai entrato nel fascicolo processuale? Sono domande a cui spetta agli inquirenti rispondere. Allo stato, nessuna autorità ha attribuito formalmente la paternità del documento.
Le carte riaffiorano in una fase cruciale del caso. La Procura di Pavia ha notificato la chiusura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, alla difesa di Andrea Sempio, assistito dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Nella nota che ne dava comunicazione, il procuratore Fabio Napoleone ha reso noto che gli atti sono stati trasmessi alla Procura generale di Milano, che dovrà valutare un’eventuale istanza di revisione della condanna di Alberto Stasi.
Sempio, va ricordato, è al momento soltanto indagato e come tale va considerato innocente fino a sentenza definitiva. Stasi, che ha già scontato gran parte dei sedici anni di reclusione, resta condannato in via definitiva finché un’eventuale revisione non dovesse stabilire diversamente.
Bramante non è una figura di secondo piano. È psicologa psicoterapeuta, oltre che fondatrice e presidente della Società Marcé italiana per la salute mentale perinatale. Si occupa, tra l’altro, di figlicidio materno. Ora si trova suo malgrado dentro uno dei gialli più discussi d’Italia. Dopo la smentita, davanti alle telecamere ha scelto il silenzio e ha rimandato tutti alle carte ufficiali.
