I pubblici ministeri di Pavia sono pronti a convocare nel fascicolo di indagine sui Ris di Parma anche Rosa Muscio, l’allora pm della Procura di Vigevano che nel 2007 delegò gli approfondimenti sul delitto di Chiara Poggi ad alcuni carabinieri esperti in analisi scientifiche. Si apprende da fonti qualificate. Gli inquirenti sentiranno la magistrata, ora in forza alla Procura per i Minorenni di Milano, come persona informata sui fatti per capire le informazioni ricevute rispetto alle analisi sui pedali della bici di Stasi e per sapere se fosse a conoscenza della relazione personologica sull’ex bocconiano acquisita di recente nell’indagine su Andrea Sempio, indagato per l’omicidio aggravato di Garlasco.
E su un altro aspetto indagato dai carabinieri del Ris si focalizza l’attenzione della Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone e che ha portato a sentire, come testimoni, gli esperti presenti durante le analisi sui pedali della bicicletta dell’ex bocconiano. Nessuno, neppure il consulente dei pm Carlo Previderé, mette in dubbio che sui pedali ci sia il Dna della vittima Chiara Poggi, ma sostiene che sarebbe stato necessario approfondire il perché di due controanalisi negative che, per chi indaga, non sarebbero state illustrate ai consulenti della difesa Stasi. Un tema su cui la pm Muscio potrebbe dare risposte utili.
Per il consulente di Alberto Stasi, Matteo Fabbri, quello che è accaduto è molto chiaro. Il genetista è intervenuto ieri a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro su Rete 4.
È sicuro di non aver avuto quel dato, le analisi negative sui pedali. “Sarebbe stato il dato più importante per scagionare fin da subito il dottor Stasi. E noi da stolti, da distratti non l’abbiamo preso in considerazione? Questo offende la mia intelligenza e offende la mia onestà intellettuale, è un ragionamento che non sta in piedi sotto ogni punto di vista”.
“Aggiungo che oggi personalmente unitamente al professor Avato - l’altro consulente della difesa - abbiamo fatto richiesta al dottor Napoleone di essere sentiti alla procura di Pavia. Se il dottor Capra ha visto questi profili, che vada alla procura di Pavia e come noi rilasci le proprie dichiarazioni perché credo che oggi e in questi giorni abbiamo conosciuto davvero una delle pagine più tristi di questa vicenda, mi sento offeso se qualcuno pensa che noi abbiamo messo dei dati e da consulenti della difesa abbiamo aperto le porte alle patrie galere per il dottor Stasi”, attacca Fabbri che fa riferimento allo scontro con il consulente della famiglia Poggi.
Al centro della vicenda c’è il tenente colonnello Alberto Marino, colui che nel 2007 si occupò delle indagini. “L’operato del collega Marino è molto semplice da spiegare - continua Fabbri - ricordo che l’incarico era un 360 e non un conferimento di deleghe in polizia giudiziaria, quindi titolato l’indagine era lui. Se il dato del 19 era così robusto, mi chiedo per quale motivo il capitano Marino è tornato in laboratorio? Il capitano Marino torna in laboratorio come testimoniano i suoi colleghi, perché da persona che sa fare il proprio mestiere, non si spiega il risultato del giorno 19, perché il dato è contrastante rispetto al cucchiaino che ha avuto dei risultati ben diversi. Torna in laboratorio e ha due esiti negativi”.
Il genetista a riprova delle sue affermazioni spiega che “dai raw data”, i dati grezzi, “che ho potuto vedere pubblicati in questi giorni, le analisi sono andate bene e la macchina non registra alcuna anomalia”.
Il capitano Marino ha avuto un dubbio. Su che cosa non era sicuro? “Se è tornato in laboratorio, lui non era sicuro del risultato del giorno 19, perché se il risultato è consolidato e così bello nessun pazzo avrebbe motivi per tornare in laboratorio il giorno successivo. Il capitano Marino ci è tornato da persona intelligente che sa fare il proprio mestiere perché quel dato non gli tornava e infatti il giorno dopo ha un doppio risultato negativo e qui si pone un grande problema”, conclude Fabbri.
