Un profilo “personologico” di Alberto Stasi, risalente al 2007, mai autorizzato né depositato. Ma anche la distruzione di reperti, in particolare gli “eluiti” avvenuta nel 2016. Due le novità che arrivano sul caso Garlasco. Nel primo caso si tratta di un documento di 13 pagine, senza data né firma, ma che, nell’intestazione indica il nome della criminologa Alessandra Bramante. “Non ho mai fatto alcun profilo, se faccio relazioni metto data e firme”, risponde la professionista. Il delitto di Garlasco si arricchisce di nuovi dettagli, smentite e contro-smentite, mentre si attende il deposito delle contro-deduzioni della difesa di Andrea Sempio, dopo la chiusura delle indagini a suo carico, lo scorso lunedì 28 settembre, e il team dei legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per la morte di Chiara Poggi, il 13 agosto 2007, lavora in maniera certosina per preparare la richiesta di revisione del processo, puntando sulle ‘nuove prove’ che potrebbero scagionarlo. E i tempi non sembrano brevi, anche perché gli atti depositati lo scorso 28 settembre in Procura a Pavia, “sono particolarmente tanti”. Nel 2007, come riportato da Repubblica, Bramante sarebbe stata incaricata dal Ris di Parma, durante le prime fasi delle indagini sulla morte della 26enne, di fare una analisi sulla personalità di Stasi, all’epoca già indagato per l’omicidio della sua fidanzata di allora. Quella consulenza, però, non sarebbe stata richiesta dalla Procura di Vigevano, titolare dell’inchiesta del 2007, e che, oltre all’intestazione che conduce alla criminologa, non ha né la firma della professionista né la data. Nella valutazione sul carattere di Stasi, condotta sulla base di tre verbali di interrogatorio che il 42enne aveva già affrontato, si mettevano in luce la sua presunta “freddezza” e il suo profilo di “calcolatore” e “manipolatore”.Sarebbero invece stati distrutti nel maggio 2016, quindi 6 anni prima del via libera dei giudici, gli “eluiti” del caso Garlasco, le soluzioni liquide ricavate da tracce e reperti al centro dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto riferisce il Tg1 sulla base delle carte in possesso della testata, lo smaltimento sarebbe stato disposto dal colonnello Marino del Ris di Parma prima che l’autorità giudiziaria desse l’autorizzazione, arrivata solo nel febbraio 2022. Nel 2007 era stato lo stesso Ris a mettere a verbale che tutti gli eluiti sarebbero stati conservati e poi messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. “Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione e di massima trasparenza, e anche assoluta fermezza. Eventuali errori o condotte illecite di singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di Carabinieri, né tantomeno il valore del Ris. Ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa”, chiarisce il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, sempre al Tg1.Sul fronte delle nuove indagini sul delitto, che vedono Sempio indagato con l’accusa di omicidio aggravato, la Procura di Pavia potrebbe sentire ancora una volta ex componenti del Ris di Parma, che lavorarono al caso nel 2007. Anche per chiarire il presunto cortocircuito delle mancate comunicazioni alla pm Rosa Muscio, che conduceva la indagini, dell’esito delle analisi del dna effettuate sui pedali della bici di Stasi e che, il 20 settembre 2007, diedero risultato “nullo” - quindi assenza di un profilo genetico. Ma ai pm - è la spiegazione fornita da fonti informate - vengono consegnate “relazioni di sintesi”, non dati grezzi, ed è una procedura che fu seguita nel 2007 e che viene seguita anche oggi.
Garlasco, profilo personologico su Stasi e reperti distrutti. Luongo: “Chi ha sbagliato pagherà”
