Sigfrido Ranucci, quanto ancora nasconde e il giallo del telefonino
Il cellulare di Sigfrido Ranucci non sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti all’indomani dell’attentato dinamitardo di Campo Ascolano. È un elemento che andrà verificato con la chiusura delle indagini, ma che se confermato apre un interrogativo investigativo non secondario. Il telefono della persona che ha subito un attentato può contenere informazioni preziose per ricostruire il periodo precedente all’esplosione: telefonate, messaggi, chat, contatti, eventuali minacce o pressioni, rapporti con persone già note agli investigatori.
Non significa che il sequestro debba essere disposto automaticamente in ogni procedimento, ma in un’inchiesta nella quale il movente e la rete di rapporti sono ancora da chiarire, l’esame delle comunicazioni della vittima può rappresentare un tassello importante.
Ranucci avrebbe "potuto intuire il mandante". Parla l'avvocato di Lavitola: memoria difensiva e nuovo interrogratorio
Tanto più che oggi la Procura di Roma sta preparando una nuova fase dell’indagine. Dopo l’arresto di Valter Lavitola e le sue ammissioni, i pm stanno analizzando i dispositivi sequestrati al faccendiere e valutando un nuovo interrogatorio di Ranucci, probabilmente a settembre. L’obiettivo è confrontare quanto emerso dalle dichiarazioni di Lavitola con ciò che il conduttore aveva raccontato nelle precedenti audizioni.
In tale scenario il contenuto del telefono di Ranucci è dirimente. Una delle domande dell’inchiesta riguarda infatti il contesto nel quale maturò l’attentato del 16 ottobre 2025. Ranucci aveva ricevuto minacce? Da chi? Quando? Attraverso quali canali?
E quali persone erano a conoscenza di eventuali rischi? Lavitola, interrogato questa settimana, ha fornito una spiegazione che la gip Iole Moricca non ha ritenuto credibile: ha ammesso di essere il mandante, ma ha sostenuto di aver organizzato l’azione per aumentare la protezione di Ranucci. Un giustificazione che non ha bisogno di commenti e che la magistrata ha bollato come «inverosimile» per non dire altro.
Nelle audizioni rese da Ranucci prima della svolta investigativa, il nome di Lavitola non era mai stato indicato come possibile autore o mandante dell’attentato. Il conduttore si era lanciato su altre piste: la criminalità organizzata, la camorra, le inchieste sui cantieri navali realizzate da Report. Non aveva citato nemmeno Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola che secondo l’accusa aveva fatto da tramite con gli esecutori materiali e che oggi è irreperibile in Africa ma rilascia interviste esclusive ogni giorno ai quotidiani italiani.
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Perché un uomo che frequentava Ranucci, che aveva con lui un rapporto personale e che oggi ammette di aver organizzato l’attentato non venne mai indicato nelle prime ricostruzioni? È una domanda alla quale Ranucci sicuramente risponderà nel prossimo interrogatorio. C’è poi un’altra questione che si intreccia con la vicenda giudiziaria.
Ranucci, nel confronto sul suo futuro a Report, starebbe facendo riferimento all’esistenza di non meglio specificate chat nel suo cellulare che potrebbero risultare imbarazzanti. Il tema, riportato dal Foglio, sarebbe emerso nel contesto della discussione in corso questi giorni sul suo eventuale allontanamento dalla trasmissione. Se queste chat esistono, la domanda è inevitabile: con chi sono state scambiate? Ad esempio, ci sono magistrati tra le persone con cui Ranucci ha intrattenuto queste conversazioni? Lo scrittore Fulvio Abbate in una intervista a L'Altravoce, non ripresa da nessuno, ha dichiarato candidamente che, oltre ovviamente a Ranucci, nelle allegre tavolate al ristorante di Lavitola vi erano anche magistrati che in passato lo avevano inquisito.
Una circostanza che dovrebbe destare subito l’attenzione del Consiglio superiore della magistratura in quanto costituisce gravissimo illecito disciplinare per la toga andare a cena con un soggetto che è stato imputato in un procedimento penale da egli stesso gestito. In gioco vi è la terzietà e imparzialità del magistrato ma, soprattutto, la credibilità ed il prestigio dell'ordine giudiziario. Conoscendo però il funzionamento del sistema disciplinare del Csm si può essere certi fin da adesso che non avverrà nulla.
Né Ranucci, né ranucciani, né ranuccismi. L'editoriale di Capezzone
Il 25 ottobre 2025, va infine ricordato, Ranucci fu invitato all’assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati in Cassazione. Ad accoglierlo ci fu una standing ovation che normalmente non viene riservata nemmeno al capo dello Stato in occasione dell'inaugurazione dell’Anno giudiziario. Lo stesso conduttore ironizzò sull’accoglienza ricevuta, definendola «il più lungo applauso» tributato a un plurindagato, in riferimento alle numerose querele ricevute.
Se quelle conversazioni coinvolgessero allora esponenti della magistratura, la loro esistenza e il loro contenuto non potrebbe essere derubricato invocando la «privacy». Non è un mistero che Ranucci da sempre ostenti «familiarità» di rapporti con i magistrati, un unicum nel panorama giornalistico italiano. Coloro che hanno querelato Ranucci sarebbero sicuramente interessati a sapere se quest’ultimo abbia intessuti rapporti con i pm e i giudici chiamati a decidere su quelle querele, potendo così ricusarli per evidenti ragioni di convenienza.
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