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Garlasco, il generale Garofano al contrattacco: “L’unico colpevole è Stasi”

L’ex capo dei Ris nella bufera per i “dati grezzi” delle analisi sui pedali della bicicletta

Non arretra di un passo. Il generale Luciano Garofano, per anni volto del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, sceglie le pagine del “Corriere della Sera” per rispondere a quello che definisce “un attacco mediatico senza precedenti” contro di lui e contro il reparto che ha guidato. Al centro della polemica ci sono i cosiddetti “dati grezzi” delle analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007. Secondo la Procura, quei dati non sarebbero stati rinvenuti. Per la difesa di Stasi potrebbero invece rivelarsi decisivi.

Garofano ribalta la lettura. Nell’intervista concessa ad Alfio Sciacca, osserva che quei dati sono stati prodotti proprio dal Ris, attraverso il colonnello Marino, su richiesta dell’autorità giudiziaria. Che ciò sia avvenuto diciotto anni dopo i fatti, ammette, è vero. Ma per il generale è proprio questo a smontare il sospetto. “Se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione”. Ricorda inoltre che i dati grezzi, di norma, non vengono allegati agli atti d’indagine, ma forniti soltanto su richiesta.

L’idea che il reparto abbia tenuto nel cassetto elementi favorevoli all’imputato viene liquidata come “un’altra deduzione forzata”. Garofano spiega di essere stato sentito dai pm senza neppure conoscere il motivo della convocazione, e insiste su un punto: se fossero emersi risultati capaci di mettere in dubbio la presenza del Dna di Chiara sui pedali, “lo avremmo sicuramente comunicato”. Una seconda analisi ha dato esito negativo? Per il generale ciò non cancella il primo riscontro, confermato a suo dire anche dai consulenti della Procura. E a riprova della trasparenza cita la relazione con cui la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo: lì i consulenti dello stesso Stasi facevano riferimento agli esami del 20 e 21 settembre. “Ciò dimostra che tutto è stato messo a disposizione delle parti”.

C’è poi una precisazione che Garofano tiene a sottolineare. Fu lui a trasmettere la relazione di Marino, nella quale si attestava la presenza del Dna della vittima sui pedali e si indicava come altamente probabile che si trattasse di sangue. “Non abbiamo mai detto che fosse di sicuro sangue”.

Il passaggio più amaro riguarda Pizzamiglio, all’epoca suo vice al Ris. Questi ha raccontato che Garofano, rientrato dalle ferie dopo il delitto, avrebbe effettuato un sopralluogo senza l’autorizzazione del pm, interessato soprattutto alla ribalta mediatica. Il generale bolla la ricostruzione come “completamente falsa” e si dice dispiaciuto, perché ha sempre considerato Pizzamiglio un collaboratore di grande valore. Un sopralluogo all’insaputa del magistrato? “Folle”. Sull’esposizione pubblica, invece, non si nasconde: il suo obiettivo era far conoscere agli italiani “non Garofano, ma il Ris”. E respinge l’immagine di un reparto lacerato: le parole di un singolo, a suo giudizio, non bastano a mettere in discussione il lavoro di una squadra che ha sempre operato in armonia.

Quanto all’immagine del reparto, Garofano ammette che oggi possa apparire ferita, ma “solo momentaneamente”. Insinuazioni e strumentalizzazioni, è la sua tesi, non possono cancellare anni di lavoro. E alle voci di malumori nei suoi confronti dentro l’Arma risponde di non esserne a conoscenza: se ci sono, ipotizza, potrebbero nascere dall’invidia per un curriculum costruito sui casi di cronaca più intricati del Paese.

Il generale non pensa di finire nel registro degli indagati. “Non credo e spero di non esserlo – dice – non ho nulla da nascondere”. Difende anche la scelta, da molti criticata, di diventare consulente di Andrea Sempio dopo aver lavorato al caso. Era già in congedo, chiarisce, e quindi non più ufficiale di polizia giudiziaria. E la decisione, spiega al “Corriere”, è stata ponderata: poiché la nuova inchiesta prende le mosse dal Dna trovato sulle unghie di Chiara, e lui è certo che quel profilo non appartenga a Sempio, “non potevo consentire che si stravolgesse un risultato scientifico certo”.

Sulla colpevolezza di Stasi la posizione resta immutata. Anche nell’ipotesi, che lui comunque esclude, che il dato dei pedali venisse messo in discussione, il quadro indiziario a carico dell’ex fidanzato di Chiara reggerebbe. “Conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui”.

Nessuna intenzione, infine, di diradare le presenze televisive. Garofano rivendica di essere andato in tv in quanto esperto dei casi seguiti e annuncia che continuerà a farlo, anche per sostenere che contro Sempio non vi siano elementi. Quanto agli attacchi, li legge come il frutto di “una narrazione volutamente di parte”, secondo cui Stasi dovrebbe essere innocente a ogni costo e chiunque difenda la sentenza definitiva andrebbe abbattuto. La chiusura è una dichiarazione di resistenza: “Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’Arma dei carabinieri”.

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