Attualità

Violenze e abusi sulle adepte, arrestato il “Maestro” di una setta

L’operazione dei Carabinieri di Torino

Si faceva chiamare “il prescelto” in virtù del suo rapporto diretto con la Madre Divina e aveva messo su una sorta di setta in grado di manipolare e ridurre in schiavitù principalmente donne. Stamane il Comando Provinciale dei Carabinieri di Torino ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un uomo di 59 anni, con accuse di reati gravi quali violenza sessuale aggravata e truffa ai danni dello Stato, nonché riduzione in schiavitù e maltrattamenti.

Non sarebbe però il solo protagonista di questo sistema del male. L’indagine, iniziata nel 2024 e coordinata dal procuratore di Torino Giovanni Bombardieri, coinvolgerebbe anche due collaboratrici, una con il ruolo di ‘Maestra’ e l’altra psicologa professionista che avrebbero organizzato a livello logistico le attività della pseudo-setta, e un collaboratore ‘Monaco’ e massoterapista che invece si sarebbe occupato di eseguire terapie sessuali a pagamento riservate a donne in condizioni di particolare fragilità fisica o emotiva.

Veniamo alle accuse nei confronti di privati e al core business degli indagati. Secondo il Nucleo Investigativo di Torino, il 59enne - avente il ruolo di ‘Maestro’ - si era fatto conoscere dalle sue vittime per l’organizzazione di corsi di yoga, meditazione e difesa personale. Poi le ospitava all’interno di una comunità residenziale di sua proprietà e lì si consumavano violenze fisiche, psicologiche e abusi sessuali anche ai danni di minorenni, spacciati per terapie purificatrici. Quanto al modus operandi, l’uomo avrebbe esercitato un controllo totale sulle persone in stato di vulnerabilità attraverso una manipolazione psicologica, proponendo anche rituali e terapie sciamaniche con la promessa di guarirle dalle loro sofferenze. Le ‘monache’ o ‘adepte’ - come le definiva dopo averle selezionate scrupolosamente - sarebbero anche state costrette a fare voto di obbedienza e povertà e a consegnargli i loro averi.

Quanto all’ipotesi di reato ai danni dello Stato, l’uomo è accusato di aver truffato per 80mila euro l’Inps percependo una pensione di invalidità alla quale non aveva diritto, inscenando la propria inabilità a deambulare e ingannando la commissione medica dell’ente previdenziale. Dinnanzi al giudice, dovrà rispondere anche di questa condotta.

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