E così l'ex ministro degli Esteri ha gettato acqua sul fuoco sulla duplice manifestazione contro la Finanziaria organizzata per il prossimo 2 dicembre a Palermo dall'Udc e, in contemporanea a Roma, da An, Forza Italia e Lega. «Vi sono valutazioni diverse nell'usare tattiche e strategie contro la Finanziaria e il governo Prodi - ha detto Fini - ma vi assicuro abbiamo tutti lo stesso fine». Non solo. Con altrettanti sprazzi di saggezza e tolleranza, Fini ha così parlato del tanto discusso partito unico nel centrodestra: «Non mi preoccupo delle etichette, si può chiamare Cdl, centrodestra eccetera, ma questa opposizione deve rappresentare un'alternativa al centrosinistra». Da qui l'attacco al presidente del Consiglio: «Prodi è il capo della sinistra radicale, non un ostaggio. Lo sanno anche i suoi alleati riformisti: non è un caso che si parli di fase 2 del Governo». A dire il vero, qualche frecciata all'interno della Cdl l'ha lanciata: «Non ho mai usato il termine "spallata". Credo che sia naturale che la Cdl faccia opposizione ad un governo Prodi che oggi ha i numeri per governare». Ma il mirino, Fini, l'ha subito ripuntato sul fronte opposto soffermandosi sulla quantità di cannabis per uso personale. «Il decreto Turco non passerà in Parlamento - ha sentenziato - e la maggioranza è consapevole che non ha i numeri». «Il decreto fiscale voluto dalla maggioranza è un fatto negativo per l'economia, un colpo assestato al Paese». In ogni caso, l'intera Finanziaria, secondo Fini, rappresenterà un costo salato «pagato da tutti». «Non c'è nessuna categoria, regione o ente che non si sia lamentato». Lo stesso governo Prodi, ha detto ancora Fini, «ha ribadito che poteva essere ben più contenuta, cioè pari a 15 miliardi per venire incontro alle richieste europee, e altri 4-5 miliardi per lo sviluppo. Invece adesso avremo 20 miliardi di nuove tasse che metteranno in ginocchio il Paese».
Fini a Palermo
«Noi e l'Udc? Tattiche diverse ma con lo stesso fine»
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