L'editoriale

Dal venerdì al weekend lungo è un attimo

Inizia l’autunno, e, puntuale come la prima bolletta del riscaldamento, ricomincia una raffichetta di scioperi e casini assortiti. Guarda caso sempre di venerdì. Stavolta, tanto per creare ancora più disagio, con una prospettiva di weekend lungo di caos e agitazioni.

È l’ora di cambiare questo menu indigesto: giovedì, gnocchi; sabato, trippa. E venerdì? Sciopero!

È successo troppe volte di aver a che fare con scioperi imprevisti e servizi a singhiozzo, con un elemento costante: lo sciopero arriva sempre e comunque di venerdì (o in data prefestiva o postfestiva). Sarà una coincidenza, sarà un caso, ma l’effetto di allungamento del weekend è garantito.

Lo sciopero è certamente un diritto costituzionale. Ma un conto è il diritto di sciopero, altro conto sono le modalità del suo esercizio, specie nei servizi essenziali e in generale nel settore pubblico.

Diciamolo in modo ancora più chiaro: vanno rispettati pure i diritti dei cittadini che non scioperano, che devono lavorare e semmai rischiano di essere vittime dell’altrui paralisi. Non sono forse lavoratori anche gli utenti dei mezzi pubblici, quelli che devono spostarsi, i pendolari? Non sono lavoratori anche i dipendenti del settore privato? E non sono persone da rispettare anche gli imprenditori, gli autonomi, le partite Iva? A meno di considerarli tutti cittadini di serie b, ostaggi da sequestrare e rilasciare a piacere.

Intendiamoci. Già esistono norme sullo sciopero nei servizi essenziali. Ciononostante, accade che le regole vigenti e le loro previsioni - non di rado piuttosto blande - non siano rispettate.

Allora è venuto il momento di avanzare una proposta ragionevolissima, riassumibile in quattro punti fermi.

Primo: nel settore pubblico deve esserci divieto di sciopero il venerdì, il lunedì e tutti i giorni prefestivi e postfestivi, per porre fine alle tattiche di dilatazione del weekend.

Secondo: gli scioperi dovrebbero essere autorizzati soltanto se la maggioranza dei lavoratori vota a favore. Non può essere una minoranza a decidere.

Terzo: la maggioranza deve essere vera, non finta. Quindi, per la decisione, va introdotto un quorum del 50% più uno dei lavoratori coinvolti.

Quarto: nel settore pubblico deve votare a favore almeno il 40% degli aventi diritto al voto.

O forse c’è chi sogna un esito caotico (e magari «alla francese»), con sovrapposizione tra scioperi, proteste e disordini? La tecnica la conosciamo: le cose partono come una palla di neve e poi diventano valanga. Stiamo con gli occhi ben aperti.

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