E per un aumento di stipendio esiguo: appena 18 euro al mese. Una cifra irrisoria. L'Arma, per esprimere il proprio dissenso, sbotta e arriva a un passo dalla protesta clamorosa in piazza. Anzi, una scesa in strada c'è stata da parte di una rappresentanza di un centinaio di carabinieri, sebbene in maniera soft e formalmente senza protestare. Come militari, infatti, non possono manifestare. E quindi l'hanno fatto, ma certo non con il megafono. La volontà governativa di «stringere la cinghia» per risanare i conti hanno fatto scoppiare l'Arma. E così l'assemblea presso la Caserma Salvo D'Acquisto in via di Tor di Quinto a Roma ha assunto toni duri. Un grido d'allarme forte che ha stupito anche i parlamentari presenti come Maurizio Gasparri (An) che s'è beccato una standing ovation quando ha detto: «Che vi aspettate da questo governo? Dimentica Nassiriya e vuole fare una commissione d'inchiesta sul G8?». Di qui la decisione di un gesto clamoroso partita dai 500 partecipanti all'assemblea in caserma. L'idea, per ovviare una manifestazione di piazza, era quella di una passeggiata di protesta. Dopo aver depositato una corona di fiori sull'altare della patria, sarebbero voluti andare a prendere un caffè nei pressi di Montecitorio, passando per Palazzo Madama. Un permesso negato a metà pomeriggio dal comando dell'Arma. Perché «i carabinieri non usano tali metodi». Il comandante generale, generale Siazzu, ha invitato tutti alla calma. La mediazione ha portato a un incontro in Senato presieduto dal presidente della Commissione Difesa, Sergio De Gregorio. Una riunione bipartisan, con Calipari (Ulivo) Saporito (An), Marini (Fi), Nieddu (Ulivo) e Divina (Lega). E qui i carabinieri hanno fatto risentire la loro voce: «Noi dell'Arma - ha incalzato per esempio Alessandro Rumore, appuntato scelto - non abbiamo mezzi per difenderci a dovere e dobbiamo metterci tutto dentro, combattiamo con spade di latta: io dovrò subire un procedimento penale per adunata sediziosa. Semplicemente per aver inoltrato delle e-mail informative agli altri miei colleghi: saremmo dovuti venire qui in pullman ma il comando ci ha tolto le chiavi. E non hanno permesso agli altri carabinieri di depositare una corona di fiori all'altare della Patria». De Gregorio ha provato a sintetizzare: «Abbiamo preso atto del grido di dolore che viene dalle Forze armate e dall'Arma per la fortissima preoccupazione sui tagli, che potrebbero incidere in maniera negativa sull'efficienza di un comparto fondamentale per la nostra sicurezza». La polemica è divampata: per Gasparri (An) «quando la Cdl era al governo abbiamo provveduto a fare adeguamenti per alcuni centinaia di euro lordi mensili. Una differenza significativa». «Una protesta legittima - ha incalzato Filippo Ascierto, sempre An - quella dell'Arma: dopo aver fatto uscire di galera con l'indulto e aver intitolato aule di Senato a Giuliani». «Tagliare 67 milioni di euro - ha commentato il segretario nazionale del Cocer Carabinieri La Fortuna, accanto a Gianlorenzo Giagoni, delegato Cobar Lazio - significa, in pratica, non acquistare automobili e divise. Evitare le assunzioni. In gioco c'è il funzionamento della macchina della difesa e della sicurezza, una priorità anche rispetto all'aumento degli stipendi». Solidarietà è giunta dalla polizia: «Come è possibile che chi fa il suo dovere per lo Stato debba ora opporsi allo Stato stesso?» si domanda aggiunto Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap.
Protesta davanti al Senato
Ma il comando dell'Arma blocca il corteo