Eccoli ieri due uomini non avvezzi alla scena, più abituati alla penombra che ai faretti delle telecamere. Il Tempo se n’è occupato per primo, da mesi. Ernesto Maria Ruffini, già capo dell’Agenzia delle Entrate, caro al centrosinistra ma in una certa fase inspiegabilmente confermato anche dal centrodestra (talvolta masochisticamente abituato, prendi la Rai, a blandire i lontani e a dimenticare i vicini). Il quale, tanto per far capire che aria tira, ha cominciato in tv aggredendo gli autonomi e le partite Iva. E con lui Franco Gabrielli, già capo della polizia, già capo dei servizi, già tutto. I siloviki italiani, gli uomini d’apparato. Quelli che non hanno mai avuto bisogno di un voto per arrivare in cima, e che adesso chiedono fiducia sulla parola, con la grazia di chi considera il consenso un dettaglio postumo.
Hanno un doppio schema già in mente. Il primo è la vittoria secca del centrosinistra. La loro candidatura (con una microlista da zero virgola) serve a dare un segnale al deep state italiano: bisogna stare «di qua», accucciati a sinistra. Perché – come questo giornale scrive da mesi – il centrodestra sarà pure al governo, ma al potere stanno sempre gli altri. Un messaggio chiaro agli apparati: non fate gli spiritosi, non fate gli indipendenti, restate dove siete sempre stati.
Ma esiste anche un secondo schema, del quale vi abbiamo parlato già da marzo scorso. Il pantano. La palude. Il pareggio. In fondo basta che i due schieramenti non raggiungano il 42% e il gioco è fatto. Lancette dell’orologio all’indietro di qualche anno e si torna ai governi tecno-dem, quelli in cui la politica viene momentaneamente sospesa «per il bene del Paese» e i soliti noti tornano a dettare i tempi. Immaginatevi il film: per noi un horror, per i siloviki una sequenza da orgasmo. Nessuno fa il 42. Estenuanti consultazioni al Colle. Spread che sale. I media e i talk che intonano il «fate presto». Il coretto a cappella per un governo di unità nazionale, con tanto di inviti a «mettere da parte le bandierine» e a «guardare oltre». E chi vuoi chiamare a guidarlo? Il finto-tecnico con il cuore a sinistra. Diranno: una figura di garanzia. Certo: di garanzia per la sinistra. Perché in Italia, quando la tecnica chiama, di solito risponde sempre lo stesso indirizzo.
