SINISTRA E CAOS

Occupazioni e spazi in “regalo”: i sindaci rossi in aiuto dei centri sociali

In diverse città i Comuni “offrono” in concessione agli abusivi immobili pubblici. Da Torino a Milano fino a Bologna: l’espediente è quello del “bene comune”

Scontri e sgomberi accompagnano spesso la metamorfosi istituzionale di realtà prevaricatrici, capaci di passare dall’occupazione alla firma di convenzioni comunali. Se da un lato abbiamo l’Italia dei sacrifici, di chi paga affitti, rate e utenze accettando che ogni spazio risponda a costi e proprietari, dall’altro esiste l’opposizione feroce a questa norma di civiltà, piegata fino al punto di trasformare realtà nate dall’occupazione in legittimi interlocutori delle pubbliche amministrazioni.

Succede a Bologna, dove Làbas occupava dal 2012 l’ex caserma Masini e, dopo lo sgombero del 2017, la sua esperienza ha trovato continuità attraverso l’associazione «Nata per Sciogliersi» in un altro immobile, questa volta messo regolarmente a disposizione dal Comune in vicolo Bolognetti. Capita a Milano, dove «Mutuo Soccorso Milano» dispone per diciotto anni dell’immobile comunale di via Rizzoli 13/A, oggi sede del C.S. Lambretta.

E non manca Torino, dove una parte della storica sede di Askatasuna è stata ricondotta dal Comune dentro un patto che ne prevedeva la gestione condivisa. Tre città, con sfumature burocratiche differenti ma una traiettoria comune, che parte dall’occupazione e giunge alla progressiva normalizzazione del sopruso.

Il caso più eloquente, tra tutti, è senz’altro quello di Bologna. Dopo lo sgombero dell’ex caserma Masini, il Comune mette infatti a disposizione in vicolo Bolognetti 2 un altro spazio pubblico nel quale proseguire le attività.

Parliamo di quasi duemila metri quadrati complessivi nell’ex convento dei Santi Leonardo e Orsola, tra 797,60 metri quadrati di spazi chiusi e altri 1.131,91 di portico scoperto. Non pochi, soprattutto in una città dove la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari conta 6.247 domande ammissibili, mentre altre 2.108 richieste hanno ottenuto accesso al contributo affitto. Quegli spazi, per caratteristiche e destinazione, non equivalgono automaticamente ad altrettante abitazioni, ma il confronto restituisce comunque una fotografia nitida delle priorità amministrative.

Così, mentre migliaia di famiglie chiedono sostegno per trovare o mantenere un tetto, quasi duemila metri quadrati di patrimonio pubblico vengono destinati alla continuità di un’esperienza nata dall’occupazione. A inasprire il resoconto è poi la formula scelta dal Comune: una concessione gratuita per quattro anni, estendibili di ulteriori quattro. Il concessionario sostiene Tari, utenze, custodia, pulizia, arredi e manutenzione ordinaria, mentre il canone resta pari a zero.

A Milano il copione cambia poco. Nei documenti di Palazzo Marino compare una concessione comunale di 18 anni all’associazione «Mutuo Soccorso Milano» per l’immobile di via Rizzoli 13/A, oggi sede del C.S. Lambretta.

L’approdo arriva dopo una storia scandita da occupazioni e sgomberi, da via Ferravilla a via Cornalia, passando per via Val Bogna fino all’esperienza di via Edolo, durata dal 2018 al 2023.

Poi c’è Torino. Corso Regina Margherita 47 è stato per quasi trent’anni il simbolo di Askatasuna, ma anche qui l’amministrazione aveva provato a trasformare almeno una parte della storica sede occupata in un rapporto regolato con il Comune. Il meccanismo era quello del patto di collaborazione, un accordo attraverso il quale alcuni spazi al piano terra e l’area esterna dell’immobile sarebbero stati gestiti insieme da un gruppo informale di cittadini, dall’associazione Dopolavoro 47 e dall’amministrazione. La Città di Torino lo definiva espressamente un percorso di «gestione condivisa come bene comune».

In altre parole, una porzione della storica sede occupata di Askatasuna era passata dall’essere uno spazio senza titolo a entrare in un rapporto formalizzato con Palazzo Civico. La coprogettazione era iniziata nel 2024; nel 2025 erano seguite l’approvazione del Patto e le riunioni della cabina di regia, fino alla decisione della Giunta di interrompere tutto il 20 gennaio 2026.

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