Risponde così, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, alle affermazioni dell'ex premier Berlusconi, secondo il quale il governo starebbe tirando la corda. Per Prodi, invece, la verità è che «lui le elezioni le ha perse ed è inutile che cerchi di alzare la voce come se le avesse vinte o fosse stato spodestato dal governo». In sostanza, il Cavaliere «dovrebbe farsene una ragione», taglia corto il premier da Palermo a sostegno della candidatura di Rita Borsellino alla presidenza della Regione Sicilia. Nel corso una conferenza stampa, il presidente del Consiglio ribadisce anche il no al Ponte sullo Stretto «non essendo una priorità», quindi, «sarà seguito da una politica conseguente». Poi, come un vincente che guarda negli occhi lo sconfitto, mette a segno una serie di colpi: «La legge Bossi-Fini va cambiata, ne sono profondamente convinto. Essendo ancora in vigore, possiamo operare ugualmente. Oggi difatti ho promosso un provvedimento a costo zero, che regola le cittadinanze». E col pensiero alla sanità siciliana, aggiunge: «Ho dato disposizione al ministro della Salute affinché le regioni più indietro si adeguino al comportamento di quelle migliori. Il deficit ha raggiunto livelli inspiegabili considerata la qualità dei servizi». Prodi, inoltre, fa notare che «qui non si può parlare di mancanza di legislazione, perché è un settore la cui gestione è ormai passata alle Regioni». Il premier interviene anche sulla sua squadra di governo. In particolare, si sofferma su quei ministri che «parlano a ruota libera». E con una battuta chiude la polemica: «Oggi siamo in una fase di collaudo, ma ben presto il governo sarà a punto e girerà come il motore di una Ferrari». Mette subito le mani avanti, tuttavia, Prodi sulla consultazione di domani in Sicilia che, ricordiamo, vede il governatore uscente Cuffaro contro la Borsellino. «Il voto siciliano sicuramente non è un test per il governo, anche perché non abbiamo iniziato a governare. Magari ne parliamo fra tre anni, per dare risultati sul nostro operato, con le elezioni europee». Come è noto, Prodi, non ha dato incarichi ministeriali a nessun siciliano. E così, in merito, il premier chiude con un'ultima stoccata: «I quattro ministri del precedente governo non hanno lavorato per l'interesse della Sicilia. È giusto giudicare un governo sui programmi e non sulla carta d'identità dei ministri».
Premier in Sicilia
«Ma non è un test per il Governo»