il commento

Manovra, l’analisi: nel complesso è migliorativa per il Paese

Bene il taglio dell’aliquota Irpef al 33% fino a 55mila euro. Le critiche alla legge di Bilancio? Sempre le stesse

Parto dalle ultime evidenze statistiche ufficiali, così che si comprenda meglio lo stato dell’economia su cui si innestano i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio. Lo scorso 29 ottobre l’Istat ha diffuso le valutazioni sull’occupazione del mese di settembre. Da maggio si attesta a oltre 23,3 milioni di lavoratori, ai massimi di sempre. Non cresce da qualche mese, ma con la riduzione della popolazione residente e, in particolare, delle fasce più giovani, il risultato mi sembra più che buono. Lo stesso giorno, qualche ora dopo, apprendiamo che, con riferimento al mese di ottobre, la fiducia delle imprese è in leggera crescita mentre è in riduzione quella delle famiglie. Quest’ultima tuttavia si compone di una tenuta della valutazione sulle condizioni personali e di una significativa riduzione del giudizio sullo stato dell’economia nel complesso. Ci leggo un effetto “distorsione da palinsesto mediatico”, ovvero le persone su argomenti generici (la situazione del Paese) replicano quello che leggono e sentono dai media. Rispondono diversamente (più favorevolmente) se interrogate su quanto sperimentano nella realtà quotidiana. Il giorno dopo, 30 ottobre, abbiamo conferma del rallentamento dell’economia nel terzo quarto dell’anno in corso. A fronte di una stima dell’Ufficio Studi Confcommercio pari allo 0,1%, l’Istat dice 0,0%, frenata totale. Però il tendenziale resta allo 0,8% che al netto della correzione per i giorni di calendario contribuirebbe con uno 0,9% alla media finale dell’anno. Considerando una revisione al rialzo (sfuggita ai più) della variazione anno su anno del primo trimestre, la stima a +0,9/1,0% per la media del 2026 resta solida.

Tutto bene, direte voi come io stesso pensavo a metà mattina di venerdì scorso. Invece, qualche ora dopo scopriamo che l’inflazione arriva, nel mese di ottobre, al 5,4%. La nostra stima era 4,7%. I modelli non riescono a stare appresso alla realtà. Dove abbiamo sbagliato, cioè perché questa accelerazione che, tra l’altro ci fa superare di slancio anche la Spagna ferma attorno al 5%? Tutto si concentra sull’energia e su due ulteriori contributi secondari, ma non insignificanti. Siamo troppo dipendenti, in assoluto e nella comparazione internazionale, da petrolio e gas. Lo sapevamo, poco abbiamo fatto nei vent’anni passati e ora ne paghiamo le conseguenze. Poi ci sono gli alimentari non lavorati sul cui prezzo pesa la stagione disastrosa giugno-agosto in Italia e in Europa causa meteorologia avversa. Infine, una componente tradizionalmente deflazionistica ha smesso di esserlo: parlo della tecnologia dell’informazione (computer di qualsiasi tipo e accessori): il prezzo passa da un tendenziale di -7,0% a gennaio a circa +30% di ottobre. La spiegazione deve per forza avere a che fare con le catene di fornitura internazionali: giganteschi investimenti tecnologici in altre aree del mondo attraggono l’offerta necessaria a soddisfarli, riducendo quella che si indirizza alla nostra domanda. Il prezzo sale. Nel complesso, resta vero che il sistema Italia continua a funzionare molto bene perché non si vedono effetti di inflazione diffusa ad altri settori. Cioè, gli impulsi esterni che ci colpiscono restano confinati ai settori che li patiscono. Però, l’intensità di tali shock e la moltiplicazione degli stessi, a questo punto, non ci mettono al riparo da gravi rischi recessivi, da collocare nella prima parte del 2027. Ho scritto rischi, perché adesso di recessione non c’è traccia.

Legge di bilancio (ancora in via di definizione). Salto la mia critica alle critiche, perché si tratta sempre delle solite cose: la manovra è piccola, la coperta è corta, manca divisione, non affrontatemi strutturali (sono sciocchezze: si chiama manovra, deve aggiustare qualcosa non rivoluzionare; quello spetta al parlamento legislatore). Altra critica meravigliosa che ho sentito: si tratta di mancette per accontentare tutti. Tutti? Beh, se fosse davvero così dovremmo esserne felicissimi. Premio Nobel in legge di bilancio per il ministro Giorgetti! Non è così. Mio giudizio molto positivo per la riduzione dell’aliquota Irpef dal 43% al 33% nella fascia 50mila-55mila euro di reddito complessivo (beneficio da 500 euro per chi ci arriva o supera il limite, cioè 0,1x5.000, niente di esoterico). Direi benissimo riguardo al sostegno per chi ha più di 75 anni e un reddito disponibile corrente modesto attraverso un voucher per spese sanitarie non coperte dal SSN: non conta solo l’impatto, ma il principio liberale di accesso alle cure a prescindere da chi le offre (pubblico o privato). Benino gli altri interventi di detassazione e incentivi al lavoro. Da migliorare il meccanismo (corretto, in principio) di estensione della cedolare secca agli immobili commerciali: la detassazione premia sicuramente i proprietari, mentre appare ad oggi incerto il beneficio sui locatari. Decisamente male l’ennesima riduzione dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni: se ci pensate, continuiamo a penalizzare coloro che tanto hanno lavorato e tanto hanno versato. Non può essere una colpa. Conclusione: se invece di commentare la manovra dei nostri sogni, commentiamo quella reale, i giudizi possono essere articolati e difformi sui tanti e diversi temi. Alla fine bisogna decidere se nel complesso la manovra migliori o peggiori la situazione in termini aggregati e non specifici. A mio avviso la migliora.

* Ufficio studi Confcommercio

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