editoriale

Il miglior alleato del centrodestra? È l’arroganza della sinistra

Niente: è più forte di loro. L’Editorialista Unico, l’Inviato Collettivo, più il solito circo degli opinionisti di sinistra, non riescono mai a essere minimamente equilibrati, nemmeno in una giornata (per loro) teoricamente lieta. Sono saltati i freni inibitori, ed è venuta fuori l’arroganza dei giorni peggiori. Li avete visti in tv? Li avete letti dopo le elezioni parlamentari americane? Sembravano un collettivo studentesco in piena occupazione.

Slogan contro il preside col ciuffo (Trump). Tifoseria sguaiata a favore dei democratici, fingendo di non vederne la nuova deriva estremista e islamista. Donne velate in un clima da patriarcato musulmano? Dev’essere quella la nuova frontiera del progressismo. Poco importa se l’eroe novello El Sayed pare un tifoso politico della sharia. Per carità, Trump se l’è ampiamente cercata, come scriviamo (con delusione) da un po’ di tempo. Ha esagerato su troppi fronti, ha sottovalutato l’esplosione del costo della vita, ha stancato con le sue bizzarrie trasformate in «metodo».Ma è veramente stupido dimenticare che i suoi elettori esistono ancora (per fortuna). Stanno sempre lì, forse potenzialmente maggioritari, gli americani che dissero no a Kamala, alla pseudo religione woke, all’immigrazione fuori controllo, alle frontiere da cancellare.

E proprio per questo —al di là e pure al di qua dell’Atlantico — noi suggeriremmo sempre di spostare la telecamera dagli eletti agli elettori, ai loro bisogni concreti: bollette, sicurezza, lavoro, confini. A sinistra il copione è scritto da anni: patrimoniali, sussidia pioggia, immigrazione senza filtri, e un tocco di islamismo. A destra non basteranno l’affidabilità e la credibilità (vere entrambe, peraltro). Occorre un sogno, un racconto, una narrazione forte che parli di merito, di crescita, di un pochino di soldi in più in tasca, di sicurezza, di un futuro vivibile.

Forse, ascrivere questa nuova pagina, contribuirà una volta di più la grande boria, la grande arroganza della sinistra e dei suoi cantori mediatici. Vederli così tronfi e prepotenti è il miglior modo, da qui alle elezioni politiche in Italia, per immaginare cosa farebbero se tornassero al governo: più tasse per i «ricchi» (tradotto: per chi lavora), le più immigrazione incondizionata, più pedagogia morale verso chi non la pensa come loro. Non cambiano mai.

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