Come in un eterno gioco dell’oca, il campo largo avanza di una casella sul tabellone e, immediatamente dopo, viene risospinto al via. Cambiano le dichiarazioni, si moltiplicano le riunioni, ma sulle primarie la coalizione, che non riesce a decollare, resta inchiodata all’anno zero.
Eppure, appena una settimana fa, all’assemblea nazionale dem, Elly Schlein aveva provato a chiudere la partita: «Mi candido, primarie o non primarie». Alla Nuvola dell’Eur erano stati piantati i paletti: nessuno spazio per altri concorrenti dem, la segretaria è l’unica candidata del partito.
Una blindatura durata lo spazio di poche ore. Poi il ritorno puntuale dei dubbi. Ai gazebo, oltre a Schlein e Giuseppe Conte, dovrebbero competere anche altri nomi: il chiacchiericcio.
Conte, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di farsi mettere in panchina. Ieri, agli stati generali di Progetto civico, la rete politica promossa da Alessandro Onorato, ha rilanciato la richiesta di un confronto immediato: «Dobbiamo vederci subito per iniziare il confronto programmatico». Già in mattinata l’ex premier aveva liquidato come «ricostruzioni fasulle» le indiscrezioni su una sua possibile rinuncia al duello. La frontiera si è spostata sulla data delle primarie, con M5S e Avs, che spingono per celebrarle al più presto.
Intanto ieri Dario Franceschini, insieme ad Andrea Orlando e Roberto Speranza, ha riportato in superficie il malessere della maggioranza dem nella kermesse di Montepulciano. Accantonata, almeno per ora, la ricerca di un federatore, il trio punta a un obiettivo più concreto: strappare alla segretaria maggiori spazi di confronto e impedire che le decisioni continuino a concentrarsi nelle sue mani. Dalla rivoluzione alla restaurazione: l’importante è salvare la propria «testa».
A ribadire la linea è intervenuto l’ex ministro della Giustizia: «Schlein è stata la più coerente nella coalizione. Se tenteranno di far saltare il campo largo, noi lo presiederemo». Più immaginifico Arturo Scotto: «Mettiamo una piattaforma a sostegno della segretaria». Insomma, eccoci qua, siamo la guardia giurata.
A riportare l’ordine alla kermesse arriva il sergente di ferro, Igor Taruffi: «Un conto è votare in aprile un altro è votare in ottobre». Poi la proposta: «programma entro l’anno e primarie a febbraio». Come dire: Conte stia al suo posto.
Oggi toccherà proprio alla numero uno chiudere la tre giorni in provincia di Siena, intitolata «Pronti per l’alternativa». La realtà, invece, è inchiodata alla casella del Via.
