Lega compatta

Lega, Salvini con questo congresso ha già vinto la sua sfida

Circa mille persone di cui 705 delegati e oltre 300 militanti. Crippa contro chi “ha fatto casino per avere un posto in lista”

Alle cinque della sera del sabato di congresso straordinario leghista, annunciato da Matteo Salvini a Pontida, per porre un fermo stop alle polemiche di carta dei «dissidenti» e rilanciare «La Lega di lotta e di governo», l’avveniristico MIco, centro di eventi di Milano, non è un’arena di scontri interni.

Salvini, che aveva iniziato la giornata da «militante», e vicepremier del governo Meloni, andando a portare i suoi saluti ai negozianti del centro vittime della devastazione maranza di una settimana fa, ha già vinto la sua sfida. La Lega con circa mille persone, di cui 705 delegati e oltre 300 militanti, amministratori di tutt’Italia, con le insegne di Alberto da Giussano, dà l’immagine della sua potenza di forza nazionale, nata al Nord ma radicata fino in Sicilia.

Le ragioni del Nord sono tutte presentate e rafforzate nella mozione presentata dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, firmata da tutti i governatori e dall’ex governatorissimo del Veneto, Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale. Zaia scherza amabilmente con il coordinatore del centro-sud e sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. Che a «Luca» dice: «Guarda che io sono più veneto doc di te». Zaia è tornato a chiedere più attenzione al Nord e l’Autonomia, le ragioni identitarie leghiste ma ora il suo volto è meno teso di quello di Pontida. Che vuole fare da «grande», se farà il vicesegretario o meno è domanda alla quale cordialmente sfugge con la cronista. Così come sfugge alla domanda sul perché ribadisce, come fa anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, che «la Lega non è di destra né di sinistra», dal momento che il partito è pilastro da anni del centrodestra e le Politiche del 2027 sono dietro l’angolo. «Noi siamo qualcosa di più », ci dice sorridendo Zaia. E si mette a parlare dei suoi adorati cavalli. Borchia, il capogruppo della Lega nei Patriots al Parlamento Europeo, rispondendo però soprattutto a Fontana, fa presente in modo deciso che è inappropriato definire di «estrema destra» gli alleati europei. E ribadisce la linea di Salvini che individua nelle burocrazie Ue il nemico principale da battere al posto del «potere centrale romano» di bossiana memoria.

È un sabato pomeriggio in cui scatta l’orgoglio dei trenta-quarantenni molto vicini a Salvini, contro le polemiche sui giornali dei «dissidenti». Andrea Crippa, già vicesegretario ora mandato dal «Capitano» a ricostruire il partito in Toscana come commissario, dopo «aver pagato l’obolo più alto del tradimento di Vannacci», va giù duro contro «tutti quelli che hanno fatto casino in realtà per avere un posto in lista» alle prossime elezioni. L’assist glielo aveva dato il giovane segretario regionale umbro, Riccardo Augusto Marchetti che ha preso di petto certe esternazioni estive: «Basta polemiche per un posto in lista, ve lo dico da una terra difficile come l’Umbria grazie a Salvini conquistata e ora riempita di tasse dalla sinistra tornata al potere». Massimiliano Romeo replica che lui non tiene affatto al posto in lista dal momento che ha messo in gioco il suo ruolo da capogruppo al Senato e l’altro «dissidente» il governatore lombardo Fontana si dice assolutamente d’accordo con la linea «Lega di lotta e di governo». Aggiunge: «Io lo avevo chiesto fin da agosto». Veramente Fontana e Romeo avevano ipotizzato soprattutto su giornali non esattamente vicini alla Lega «un passo di lato» di Salvini. Lo sfidante Massimo Garavaglia saluta cordialmente «Matteo» per una foto opportunity .

Si va oggi verso la nuova incoronazione di «Matteo». Con una Lega più compatta e un leader che ha vinto l’azzardo della sfida lanciata a Pontida spiazzando oppositori interni di «carta».

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