Sono «indignati» per essersi ritrovati «sbattuti» sulla prima pagina del giornale (il nostro) come circoli morosi nonostante siano sicuri di aver versato quello che dovevano per pagare l’affitto della sede. E ora vogliono chiarimenti, perché hanno scoperto di essere sotto sfratto da quando, lunedì mattina, l’Ater di Roma ha inviato le notifiche con l’intimazione di sfratto per 14 locali contestando alla Federazione romana del Pd, che è intestataria dei contratti di locazione, il mancato pagamento di rate per 70 mila euro dell’ultimo piano di rientro dalla morosità siglato nel 2024 proprio per i circoli. Un fatto, questo, che dalla base dem in parecchi ancora non si spiegano.
Le chat ribollono da quando di prima mattina gli articoli pubblicati da Il Tempo hanno cominciato a rimbalzare di messaggio in messaggio, di telefonata in telefonata: «Ci sfrattano? Ma com’è possibile? Noi stiamo pagando». Lunedì, interpellato da questo quotidiano, il tesoriere romano Nicola Passanisi ha spiegato che la vicenda sarebbe nata da un «disguido informatico» tale per cui dall’Ater «non ci sono arrivati i bollettini per un periodo». Ma il partito - ha assicurato il tesoriere - è pronto a pagare questi 70 mila euro, solo non tutti insieme: verrà proposta quindi all’azienda regionale la suddivisione di questa somma in tre rate, per saldarla entro febbraio.
Eppure da qualche ora nel gruppo dirigente romano, al di là delle spiegazioni ricevute in mattinata dallo stesso tesoriere, si fa largo l’idea di chiedere ulteriori approfondimenti sulla situazione dei conti dei circoli.
L’esigenza è quella di dare risposte chiare e univoche agli iscritti, e poi i tempi della politica incalzano: il prossimo anno a Roma si vota per le comunali, il sindaco Roberto Gualtieri si ricandida e mobilitare la base con 14 sedi sotto sfratto per morosità non è una prospettiva allettante. Questo al netto del fuoco incrociato del centrodestra, che è già cominciato e che, in sostanza, lancia un’accusa corale: il Pd ha fatto della casa una bandiera politica ma con questa faccenda ha perso definitivamente credibilità. Vero o no, il giudizio brucia.
Dalla segreteria romana dem, comunque, la posizione resta quella dell’ottimismo sull’esito positivo della Camera di conciliazione con l’Ater prevista per il prossimo 19 novembre, quando il Pd dovrebbe presentarsi con la proposta di rateizzazione per i 70 mila euro non saldati, che sono parte di un piano di rientro da oltre 260 mila euro su cui il Pd romano si era impegnato per tranche mensili da cinquemila euro, più quote da 1.700 riferibili a un precedente piano, da 487 mila euro, firmato nel 2021.
Ora però, inviando le notifiche per i 14 circoli, l’Ater ha intimato gli sfratti avviando il procedimento giudiziale per rientrare in possesso dei locali. E naturalmente avere la somma che le spetta. Anche su questo comunque dal partito trapela serenità: gli sfratti non ci saranno, le notifiche sono un atto dovuto e alla fine l’accordo si troverà.
Del resto, aggiungiamo noi, si è trovato nel 2024, nel 2021 e pure nel 2017. Tre piani di rientro dalla morosità in meno di dieci anni. Si vedrà come si concluderà la faccenda, che è del resto solo l’ultima tegola piovuta negli anni sui circoli di Roma, luoghi di attivismo, di passione politica ma anche centri di potere fondamentali per chi aspira a una carriera ai vari livelli. Suonò a molti come una resa dei conti interna, ad esempio, l’«operazione trasparenza» avviata sotto il commissariamento di Matteo Orfini, dopo l’uragano rappresentato dall’inchiesta Mondo di mezzo, e che si concluse nel 2015 con una relazione stilata dall’economista Fabrizio Barca che venne resa pubblica. Ne emerse un quadro secondo cui - nientemeno - 27 circoli su 108 risultavano «dannosi» per il partito, in quanto - questa era la tesi - invece di promuovere il confronto sui contenuti avrebbero premiato la «fedeltà» ed «emarginato» l’innovazione. Questioni di potere, appunto, rospi ingoiati e nodi forse mai risolti. Meglio per ora occuparsi di contabilità.
