Che Maurizio Landini fosse il vero federatore del campo largo ormai lo avevamo capito. Ma che fosse lui il responsabile del programma ancora ci mancava. Per farsi catechizzare ben bene Elly Schlein e Giuseppe Conte domani saranno ospiti al Teatro Brancaccio dove il segretario della Cgil ha organizzato la sua “Assemblea di programma”. Il titolo è ambizioso: “Il futuro è adesso” e durerà fino alla giornata di venerdì.
Oggetto della due giorni sarà affrontare le grandi trasformazioni del lavoro, del fisco e della società. Il programma in questione, ovviamente, sarà quello del sindacato, con un chiaro intento politico: delineare le riforme da portare avanti nel caso il campo largo riesca a vincere le prossime elezioni. Al centro ci sarà la riforma complessiva del sistema fiscale, basata su “equità” e “progressività”. Schlein e Conte, ma anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, con l’aggiunta di Riccardo Magi e Maria Elena Boschi per Più Europa e Italia Viva, non si limiteranno ad ascoltare, ma parteciperanno al dibattito. Di fatto, questa assemblea, costituirà un vero e proprio “programma di coalizione” o confronto ideale.
Singolare che l’agenda di Landini debba coincidere, quasi sovrapporsi, a quella dei partiti politici. Segno dei tempi, forse. D’altronde la Cgil nei giorni scorsi ha annunciato lo sciopero generale per il 30 novembre quando la Manovra del governo non era stata ancora messa nero su bianco e portata in Consiglio dei ministri.
Non è nemmeno un caso che l’accento sia posto sul fisco. Solo due giorni fa, Fratoianni è tornato a chiedere agli alleati di non fare scherzi sulla patrimoniale. «Serve e si farà», ha detto. Il M5S però non intende metterci la faccia. Su questo punto si registra un’inusuale convergenza con Matteo Renzi. Nel Pd, invece, c’è la volontà di andare avanti su questo fronte, anche se crea imbarazzo. Schlein non vuole pestare una buccia di banana. Così, l’ultima trovata che sta emergendo nei contatti riservati è quella di chiamarla con un altro nome. Non più «patrimoniale», ma «tassa sui super ricchi». Poi c’è la «progressività» evocata dalla Cgil. Anche su questo punto il Pd è pronto a sposare la linea del “maestro” Landini. L’idea è puntare su un’unica aliquota progressiva che salga di pari passo con il reddito imponibile. Infine, cancellazione della flat tax, con buona pace dei lavoratori autonomi.
E se domani i leader del campo largo si vedranno al Brancaccio alla corte del segretario della Cgil, i primi lavori del tavolo politico sul programma saranno affidati ai “luogotenenti” alla Camera. A sbrogliare la matassa dei contenuti saranno dunque i capigruppo e i volti chiave delle varie anime della coalizione. Per i dem si muoveranno Chiara Braga e Francesco Boccia, affiancati dai pentastellati Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini. Alleanza Verdi e Sinistra schiererà Luana Zanella e Peppe De Cristoforo, mentre Italia Viva punterà su Maria Elena Boschi e Raffaella Paita. Spazio anche a Riccardo Magi per Più Europa, Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli per Più Uno, e Marco Mistretta per Progetto Civico. Una scelta dettata dai fatti, dato che l’intesa è maturata proprio tra i banchi delle Camere, come dimostrano l’atto sulla Palestina del 2025 e il recente piano economico in ventuno punti.
Il tavolo resterà aperto a innesti tecnici, in vista del vertice tra i leader atteso entro fine novembre, concordato in una recente telefonata. Conte però scalpita ed esige tempi rapidi: «Abbiamo atteso anche troppo», ha punzecchiato alla Camera, scaricando le colpe del ritardo sul Pd. Oltre alla fretta di mostrarsi uniti di fronte ai cittadini, il vero scoglio resta la politica estera. Sull’Ucraina e sull’invio di armi a Kiev le distanze restano intatte: se M5S e Avs erigono un muro insormontabile, il Pd chiede invece di accompagnare gli aiuti militari con uno sforzo diplomatico europeo. A meno di sorprese, si cercherà una formula vaga in modo da accontentare tutti.
