Opinioni e commenti

Compagni, pagare l'affitto non è fascista

Provate a farlo voi con il proprietario di casa, se siete in affitto: non pagare e dire che non avevate i bollettini. Oppure provate a dirlo in banca o a un creditore: «Vi faremo una proposta».

Se non parlassimo di cose serie, potremmo quasi ridere. E invece è il Pd, partito che punta a governare l’Italia ma intanto non paga l’affitto, come vi ha spiegato da ieri Martina Zanchi sul nostro giornale.

E i compagni nemmeno si erano fatti sorgere il dubbio, in 14 circoli della Capitale, di doverlo fare. Il Tempo di oggi continua a raccontarvi la storia semplice, quasi banale: l’Ater ha messo sotto sfratto i circoli dem morosi. La replica ufficiale è da manuale della sinistra romana: «È vero, non abbiamo saldato, ma non arrivavano i bollettini». Come se il dovere di pagare un canone dipendesse dall’arrivo della posta, come se il cittadino comune potesse presentarsi dal padrone di casa con la stessa scusa e uscirne indenne. Non ci riesce l’inquilino di Tor Bella Monaca, non ci riesce la famiglia che aspetta da anni una casa popolare, non ci riesce chiunque abbia un mutuo o un affitto. Solo i compagni, a quanto pare, godono di una deroga speciale.

Si tratta di locali pubblici, gestiti da un ente che dovrebbe occuparsi di edilizia residenziale, non di tenere in piedi le sedi di un partito che da anni accumula ritardi. Non è la prima volta. È una consuetudine. Rateizzazioni, promesse, piani di rientro, e poi di nuovo il rosso. Mentre fuori i movimenti per la casa piantano tende e urlano «diritto all’abitare», dentro i circoli del Pd si discute di giustizia sociale senza aver pagato il dovuto. È il teatro dell’assurdo che solo la politica italiana sa allestire con tanta disinvoltura.

Compagni, vi sveliamo un segreto: pagare un affitto non è fascista, ma un dovere. Non è un optional, non è un’opzione ideologica, non è materia di trattativa sindacale con l’ente pubblico. È una regola elementare che vale per tutti, tranne a quanto pare per chi predica le regole agli altri. Se il Partito democratico vuole davvero candidarsi a governare il Paese, potrebbe cominciare da un gesto concreto: saldare subito i conti con l’Ater e smettere di trattare i beni pubblici come se fossero di famiglia. Il resto è chiacchiera.

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