aspirante leader

Le contorsioni di Gabrielli-uno e Gabrielli-due

Liquida come «pornografia statistica» i dati positivi del Viminale. Ma da prefetto e capo della Polizia faceva comunicati uguali

Deve trattarsi di un caso di omonimia. O di un clone partorito da qualche applicazione maligna dell’intelligenza artificiale, di quelle che duplicano i volti e, peggio, le opinioni. Non può esserci altra spiegazione. È inimmaginabile che si aggiri per gli studi televisivi un Franco Gabrielli-due deciso ad attaccare, con tanto di sopracciglio alzato, il Franco Gabrielli-uno.

Procediamo con ordine, come si conviene quando si ha a che fare con un prefetto. Stiamo parlando dell’ex capo della Polizia. Dell’ex capo dei servizi. Dell’uomo che, per anni, ha incarnato l’apparato con la maiuscola: il Viminale, l’intelligence, la grammatica dello Stato. E stiamo parlando, non a caso, di colui del quale Il Tempo, molti mesi fa, aveva anticipato le aspirazioni. Un ingresso in campo politico. Come sempre, chi legge questo giornale sta un giro avanti. Nei giorni scorsi Gabrielli ha ufficializzato l’affiancamento a Ernesto Maria Ruffini. Insieme hanno firmato l’atto costitutivo di Più Uno, progetto che sabato si presenta all’Eur e che Ruffini, senza troppi veli, colloca nel centrosinistra: per dare una mano, ha spiegato, «perché non rivinca la destra». Non ridete all’idea di un micropartito. Semmai è un segnale. I siloviki italiani, gli uomini del deep state — uno uomo forte di Polizia e intelligence, l’altro ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, già Equitalia — si schierano contro il governo in carica. L’uomo dei segreti e l’esattore, verrebbe da dire. Manca, per completare il trittico, soltanto il necroforo.

Si conferma così una tesi che i lettori di queste colonne conoscono a memoria. Il centrodestra sta al governo. Al potere, però, c’è sempre il centrosinistra. E gli uomini forti degli apparati, quando decidono di uscire dall’ombra, mandano il segnale con la delicatezza di un dispaccio: bisogna stare di là, non di qua. Di là, cioè con chi vuole impedire a Giorgia Meloni di rivincere. Ma questo, ai nostri lettori, è fin troppo chiaro.

Veniamo invece al Gabrielli dottor Jekyll e al Gabrielli mister Hyde. C’è un Gabrielli che, da Tiziana Panella su La7, parla di «pornografia dei dati». In che senso, di grazia? Nel senso che, se qualcuno tira fuori le statistiche del Viminale sul calo dei reati — e il dossier del primo semestre 2026 registra una diminuzione nell’ordine del dieci per cento, omicidi compresi — Gabrielli si irrita, si scompone, parla di «dati che si brandiscono», invoca l’onestà intellettuale ed evoca questa formula misteriosa, ma immaginabilmente spregiativa: pornografia statistica. I numeri, quando non gli piacciono, diventano osceni.E però, cerca e ricerca in archivio, salta fuori una piccola valanga di casi in cui l’altro Gabrielli, nelle sue vite precedenti, snocciolava a sua volta dati buoni per lui, all’epoca, con accurata selezione e con l’aria di chi sta facendo educazione civica. Nessuna invenzione: solo memoria, che in politica è la virtù più rara e la più scomoda.

Come funziona, dunque? Se lo faceva lui era onestà intellettuale, e se lo fanno gli altri no? Se lo faceva lui era servizio allo Stato, e se lo fa Matteo Piantedosi è pornografia? La statistica, a quanto pare, è casta o meretrice a seconda di chi la cita. Un criterio originale, non c’è che dire. Sorge allora il dubbio che le spiegazioni siano due, e che non si escludano. La prima: faziosità da ingresso in politica. Quando si sceglie un campo— e Gabrielli lo ha scelto, senza equidistanze e con una collocazione nitida — i numeri del governo avversario diventano improvvisamente indecenti. La seconda: irritazione per il buon lavoro di Piantedosi al ministero dell’Interno. Nulla infastidisce un ex uomo forte quanto il fatto che il ministro di un governo avverso, senza la sua aureola, stia ottenendo risultati importanti. Due Gabrielli, insomma. O uno solo, che ha semplicemente cambiato scrivania. Dallo Stato al partito. Dai dati all’anatema. Dalla pornografia statistica altrui alla propria, pudicamente archiviata. Il clone, se esiste, è già in campagna elettorale.

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