tormenti democratici

Campo largo e nervi tesi, Schlein attacca Conte: “Uno non vale uno”

Direzione Pd, la segretaria avverte gli alleati: “Abbiamo più voti”. E sulle primarie...

Fendenti a destra, nei confronti della maggioranza di governo com’è nella natura delle cose. Ma anche e soprattutto a sinistra, verso gli alleati in un campo largo che è sempre più minato. Elly Schlein indossa l’elmetto sul palco della direzione del Partito Democratico e si toglie molto più di qualche sassolino, come preannuncia.

La partenza è subito serrata e prende di petto i nodi della costruzione dell’alleanza. Intanto sul programma: rispedisce al mittente - Conte, ma anche i rossoverdi Fratoianni e Bonelli - le ricostruzioni che parlano di un Pd indietro sulla proposta dei temi da inserire nel progetto di centrosinistra. Semmai è il contrario, “noi abbiamo proposto un percorso di ascolto del Paese già nel novembre 2025”, ricorda la leader dem, “ma c’è chi ha ritenuto, legittimamente, di partire da solo e ha terminato questo percorso solo a settembre”.

Manca solo il nome, ma tutti gli indizi portano a Giuseppe Conte e al M5s. Ancora, sul tavolo del programma e il perimetro del centrosinistra, la segretaria torna ad avvertire che non ci possono essere conventio ad excludendum e che al programma partecipano tutti quelli che si riconoscono nell’alternativa a Meloni, centristi compresi.

“Il programma si scrive con tutta l’alleanza e bisogna essere inclusivi”. E, una volta messo a terra il progetto, esso deve essere “un patto vincolante per tutti”, sottolinea prima della stilettata: “Nella discussione uno non vale uno”.

Tradotto, il Pd è il partito più forte della coalizione, e di questo occorrerà tenere conto perché “a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnato con passione, impegno e fatica a convincere le persone”. Un lavoro che ha portato i dem ad avere “il doppio” dei voti “delle altre forze: generosi sì, ma ingenui no”, avverte ancora.

Una generosità che, per Schlein, si manifesta pure nell’accettare il metodo delle primarie per la scelta del leader, visto che “in qualsiasi altro Paese europeo la guida va al partito che prende un voto in più”. E questo, “non è egemonia, ma democrazia. Poi, se qualcuno non riconosce questo principio, noi siamo disponibili e pronti alle primarie e le vinceremo insieme”.

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