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L’Ursula addormentata. Giorgia sfida l’Ue sul deficit

Serve più flessibilità su energia e inflazione. Ecco le strade, inclusa la clausola di salvaguardia

Alla vigilia della presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica - l’atto preparatorio alla manovra di bilancio - l’Italia e l’Europa sono state scosse da una fiammata inflazionistica, superiore alle previsioni. Nello stesso tempo stanno crescendo le tensioni sui titoli di Stato, con l’innalzamento progressivo dello spread.

L’Italia sconta colpe non sue. Lo shock energetico è chiaramente un fattore esogeno; l’aumento dello spread è trascinato dalle preoccupazioni sull’eccessivo debito pubblico di alcuni Paesi, in particolare Usa e Francia. Fino ad oggi la strategia del Governo ha permesso di attenuare le conseguenze negative della situazione economica internazionale. Tuttavia, ora è il momento di cambiare passo e di dare una scossa all’Unione Europea perché solo attraverso un mutamento della postura europea l’Italia potrà promuovere una strategia aggressiva per sostenere famiglie ed imprese senza minare la solidità dei conti pubblici e senza diventare un caso internazionale, come avvenne al governo Conte con la deviazione di bilancio per finanziare il reddito di cittadinanza.

Bene, dunque, l’azione europea della Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Economia, che già avevano segnalato nei mesi scorsi quanto sarebbe stata opportuna una strategia comune per fronteggiare lo shock energetico. Oggi però quale deve essere oggi l’obiettivo da conseguire?

È molto semplice: l’attivazione dell’art .25 del Regolamento del rinnovato Patto di Stabilità e crescita, che permette una deviazione dal sentiero della spesa netta.

È la cosiddetta clausola di salvaguardia generale, pensata appunto per un’azione coordinata a livello europeo, a durata annuale (salvo rinnovo), volta a prevenire situazioni di recessione (anche se l’interpretazione della Commissione Europea prevede che prima andiamo in recessione e poi si interviene !!). Contestualmente, l’Unione Europea dovrebbe varare un meccanismo di sostegno alle imprese e ai lavoratori (modello Sure) finanziato con risorse europee.

Non è un’operazione facile ma neppure impossibile. Il Governo italiano può giocare alcuni assi, in una congiuntura politica forse irripetibile. Sul piano politico, oggi è il Governo più solido in Europa. Costruire alleanze non dovrebbe essere troppo complesso, coniugando i paesi forti come Francia e Germania con quelli piccoli (Grecia e Cechia sono degli esempi).

Sul piano economico –come già ricordato dal ministro Giorgetti- il nostro debito pubblico è sostenibile, il risparmio delle famiglie robusto, il tessuto imprenditoriale solido, il mercato del lavoro cresce e cresce con posti di lavoro di qualità: la credibilità della gestione della politica economica è riconosciuta a livello internazionale.

Il Paese cresce e cresce oltre le attese. Per questo deviare per un anno dal sentiero di spesa non può essere visto come un attentato all’ordine economico europeo ma il costo opportunità da pagare per evitare la recessione, la perdita del potere d’acquisto delle famiglie ed un pericoloso avvitamento della spirale prezzi salari che innescherebbe la reazione della Bce con l’innalzamento dei tassi di interesse, come ha sottolineato la sua Presidente lunedì scorso all’Europarlamento.

L’attivazione della clausola generale non escluderebbe quella nazionale necessaria per gli investimenti di medio periodo volti a cambiare il paradigma energetico del Paese e a consentire una modernizzazione della nostra capacità di difesa e di sicurezza.

Su questa strategia il Governo, inoltre, potrebbe costruire un responsabile patto sociale (e forse una convergenza parlamentare).

Una raccomandazione per tutti: il tempo è limitato e nessuno si può permettere un’ulteriore crescita dell’inflazione, il cui effetto sarebbe deleterio per famiglie ed imprese, e che il Paese non capirebbe.

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