Nessuna forzatura ideologica, solo realismo. È questa la chiave con cui Daniele Capezzone, direttore de “Il Tempo”, ha difeso, in collegamento con la trasmissione “Filorosso”, la misura sul tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi, finita da due giorni al centro di una violenta polemica politica e mediatica. “È semplicemente il frutto di avere gli occhi e di aprirli”, ha esordito Capezzone. “Chiunque faccia un giro nelle classi italiane sa che la situazione è questa, e sa che oggi è una situazione invivibile. Invivibile per tutti”. Il direttore ha scomposto il problema guardandolo dal punto di vista degli studenti, non degli schieramenti. “È invivibile per il bimbo, la bimba italiana, che potrebbe progredire di più ed è rallentato. È invivibile per il bimbo, la bimba straniera, che già conosce l’italiano e potrebbe andare più veloce, e non va più veloce. È invivibile per il bimbo, la bimba straniera, che invece non sa l’italiano e avrebbe bisogno di sostegno”. La conclusione è netta: “Ci rimettono tutti e tre”. Da qui l’affondo contro l’opposizione: “Io non so quale follia abbia preso la sinistra per arrivare a polemizzare su questa vicenda”.
Ma il passaggio destinato a far discutere è quello sul precedente storico. “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ha osservato Capezzone, ricordando che “nel 1990 un ministro dell’Istruzione che si chiamava Sergio Mattarella, e che tutti rispettiamo, aveva fatto una circolare del medesimo tenore”. Un dettaglio che, secondo il direttore, ribalta la narrazione delle ultime ore: “Con tutti i giornali che in queste 48 ore hanno gridato ‘che vergogna, che vergogna’, ci potete incartare il pesce, perché domani saranno in un atroce imbarazzo”. Non potranno più, ha aggiunto, “stiracchiare le dichiarazioni del presidente della Repubblica a proprio uso e consumo, distorcendole o tentando di farne uno strumento di polemica”.
In chiusura, Capezzone ha allargato il discorso a quella che considera una contraddizione culturale della sinistra. “Non siamo mica vissuti all’estero”, ha detto rivolgendosi agli ospiti in studio. “La sinistra ci ha fatto una testa così in questi anni sul patriarcato. Però se il patriarcato è islamico, e metti una bambina dentro uno scafandro, e non lo fa certo come atto di libertà, improvvisamente va bene”. Un intervento che riporta il confronto sul terreno dei fatti: le classi, gli alunni, la qualità dell’apprendimento. E che lascia agli avversari del provvedimento una domanda scomoda: se la stessa impostazione fu adottata oltre trent’anni fa da colui che oggi siede al Quirinale, dove sta lo scandalo?
