l'editoriale

Perché l’Italia non può sbagliare. Sinistra pericolosa (anche per se stessa)

Donald Rumsfeld fu un uomo discusso. Ministro della Difesa di Bush junior, detestato dalle sinistre di mezzo mondo, demonizzato, mostrificato.

Eppure ci consegnò una profezia di rara lucidità: quella degli «unknown unknowns», le cose che non sappiamo di non sapere. Parlava dopo l’11 settembre, pensando al jihadismo. Ma c’era molto di più: la visione anticipata di un mondo spezzettato e pericoloso, carico di incognite. Un mondo in cui l’imponderabile non è più eccezione, ma regola. Con parole mie: l’era dell’oscuro, del grigio, dell’imperscrutabile.

Oggi siamo proprio lì. Occidente diviso: ed è troppo comodo darne la colpa solo a Trump, dopo dieci anni di disastri democratici in mezzo mondo. Europa impalpabile, e anzi dannosa quando c’è: dal Green Deal al Patto di stabilità. Potenze autoritarie in ascesa, che non nascondono più le ambizioni. Dozzine di conflitti aperti, anche se solo due «fanno titolo» sui giornali.

Poi c’è il rischio islamista, che qualche tonto non vede e qualche furbo mette in burla. Allora ridiciamolo bene: il tema non è quello di un attentato domani mattina (per quanto Modena sia stato un segnale), ma quello di una penetrazione sistematica nei gangli della nostra società (cultura, media, università, giustizia, politica), secondo uno schema ben congegnato dai Fratelli Musulmani.

E ora arriva l’ultima minaccia della guerra ibrida, il cui scopo è chiaro e deliberato: creare allarme nella popolazione, scollarla dai governi, dare un’idea di situazione fuori controllo.

Più che mai occorre agire su due piani. Da un lato non sbagliare collocazione geopolitica: un posizionamento confuso e antioccidentale dell’Italia sarebbe devastante. Dall’altro agire con pragmatismo: monitoraggio costante, incremento dell’attività di cybersecurity, connessione costante tra governo e intelligence (l’Aise guidato da Giovanni Caravelli è un punto di riferimento fondamentale).

In questa situazione sarebbe da pazzi affidarsi alla comitiva Conte-Schlein. Sarebbe la scelta peggiore: un posizionamento «terzo» tra Occidente e potenze autoritarie, e un confuso gridare «contro le spese per la difesa», sapendo bene di far male non ai carri armati, ma a ciò che serve per garantire la sicurezza di ospedali, risparmi, trasporti e catena alimentare.

Dare le chiavi di casa a quei signori sarebbe un’avventura pericolosa. Nella migliore delle ipotesi, non vedono i rischi. Nella peggiore, agiranno da cavalli di Troia.

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