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Sguardo al futuro

La Festa de Il Tempo, Andrea Stroppa: “L’intelligenza artificiale può far ripartire l’Italia”

Le parole dell’imprenditore e riferimento di Elon Musk in Italia

Anche Andrea Stroppa ha presenziato a Palazzo Wedekind alla festa del Il Tempo, che per l’occasione si presenta con una nuova veste grafica. Questo il lungo intervento, incentrato sull’intelligenza artificiale, dell’imprenditore e riferimento di Elon Musk in Italia:

L’intelligenza artificiale e la politica

Il mio è un discorso un po’ provocatorio, però la politica ripete che deve governare l’intelligenza artificiale. Io propongo il contrario: usiamo l’intelligenza artificiale per controllare la politica, non per punirla, ma per costringerla finalmente a rendere conto. In tre anni il mondo ha oggettivamente cambiato scala. Noi scrivevamo con Adolfo Urso la prima legge europea sull’intelligenza artificiale. Il presidente Meloni ha detto che è la rivoluzione più dirompente della storia. A chi la affidiamo? Ai burocrati, ai capi di gabinetto, a quelli che sono da vent’anni dentro i ministeri? Oggi porto tre cose, sei proposte, un giro veloce di quello che accade fuori dall’Italia e alcune conclusioni. Sento dire purtroppo anche da partiti per i quali ho simpatia che bisogna normare l’intelligenza artificiale, che poi significa soltanto rallentarla. Conte propone un’intelligenza artificiale di Stato. Volete ancora di più rallentare l’Italia? Le parole più sagge sull’intelligenza artificiale ultimamente le ho sentite dai sindacati e dal governatore di Banca d’Italia Panetta. Questa tecnologia può aumentare la produttività italiana di oltre un punto l’anno, dopo 30 anni di zero virgola, ma dobbiamo implementarla e anche velocemente.

Spesa pubblica e leggi

Prima cosa: bisogna fare una revisione di tutta la spesa pubblica. Il modello che ha funzionato fino adesso non ha prodotto risultati molto incoraggianti. Quindi serve un responsabile che abbia rapporti quotidiani con il Parlamento, che prenda tutti i dati dello Stato, che sono sparsi tra milioni di pagine, milioni di siti diversi, e capisca cosa sta succedendo al nostro debito pubblico, che è ormai effettivamente fuori controllo. Con i pochi dati pubblici che si trovano online l’hanno fatto, per sfida, dei ragazzi che hanno creato un sito che si chiama “Dove vanno i nostri soldi?”. E se lo visitate è veramente interessante, perché si scopre, per esempio, che negli ultimi anni gli affidamenti diretti dei bandi crescono sempre di più e rimangono, ma è una casualità, sempre sotto la soglia legale che costringerebbe a fare delle gare. Una macchina di tutto questo se ne accorge in un pomeriggio, anche se produciamo milioni di pagine, talvolta proprio per non far capire nulla a nessuno. Il secondo punto è sfoltire le leggi. In Italia ci sono troppe leggi e non sappiamo neanche più quali sono in vigore e quali non lo sono più. Ci sono addirittura doppioni, contraddizioni, rinvii. Dobbiamo fare anche, però, delle leggi nuove per modernizzare il Paese. Ancora in questo punto bisogna utilizzare l’intelligenza artificiale, perché ogni norma che vogliamo approvare deve essere analizzata in modo indipendente da modelli di frontiera. Per ogni norma che entra ne devono uscire obbligatoriamente due, perché ne abbiamo troppe. Le persone, i dipendenti pubblici, sappiamo che non possono essere mandati a casa. Allora diventa obbligatorio per tutti i dirigenti pubblici l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e degli agenti AI. Tutte le attività automatizzabili e ripetitive non possono più farle le persone. Non ha assolutamente senso. Sarebbe il caso, e c’è stato un tentativo nel 2016, di portare ingegneri all’interno dello Stato. Lo fece Renzi, portando un manager di Amazon, per provare a modernizzare il Paese. Ovviamente devono essere pagati a prezzo di mercato. Non potete pretendere che una persona smetta di lavorare per OpenAI e venga a lavorare qui per uno stipendio irrisorio.

Giustizia e Stato

C’è poi il tema giustizia. Aspettare i tempi della giustizia è già di per sé una condanna. In Cina il 70% delle bozze di sentenza le scrivono già le macchine e il giudice le corregge. In Brasile la Corte Suprema fa in 4 secondi ciò che un funzionario faceva in 44 minuti. Da noi la Cassazione ha iniziato a sperimentare quest’estate su base volontaria. È un buon inizio, ma bisogna assolutamente renderlo obbligatorio. I magistrati non possono leggere decine di migliaia di pagine di ogni processo, perché è oggettivamente impossibile. E questo crea gli ingorghi che tutti noi conosciamo. Il sesto punto è che lo Stato diventa a disposizione del cittadino. Tutti noi dobbiamo avere un assistente AI. Aprire un’attività, prenotare una visita, contestare una pratica: la istruisce lui e la segue fino alla risposta. Lo Stato ha già molti dei nostri documenti e non può continuare a richiederceli di continuo, lo dice una legge del 2000. Il cittadino non può fare il corriere tra un ufficio e l’altro, anche perché è una perdita di produttività che poi incide sulle finanze dello Stato e sulla crescita economica.

La corsa tecnologica

In generale il mondo sta correndo in modo esponenziale. L’esempio più banale sono i lanci di SpaceX. Nel 2019 erano 13. Nel 2025 sono stati 165. Il calcolo per addestrare i modelli cresce di 4-5 volte l’anno. I modelli che usavamo a Natale 2025 sono stati superati ieri da modelli open source, spesso cinesi. Ma qui non si tratta solo di velocità. Quest’anno alle Olimpiadi di matematica hanno partecipato più di 600 studenti. E solamente 7 hanno ottenuto un punteggio pieno. C’erano anche due sistemi di intelligenza artificiale, entrambi cinesi. Corretti dagli stessi giudici, hanno fatto con successo 42 esercizi su 42. Usciamo un attimo dal centro di Roma e andiamo ad Austin. Da questo mese i robotaxi di Tesla portano passeggeri senza volanti né pedali all’interno delle loro auto. In Cina i robotaxi di Baidu portano migliaia di persone in giro ogni giorno, come se fosse normale, senza un autista. Rimaniamo in Cina, perché la metà dei robot industriali che sono stati prodotti sono stati installati nella stessa Cina. E una sola città cinese, se così vogliamo chiamarla, un posto spettacolare, si chiama Shenzhen, ha prodotto 200.000 robot industriali. E in questo momento i migliori modelli multimodali, cioè quelli per generare video, sono cinesi. Andiamo negli Stati Uniti. A Boston, all’MIT, l’intelligenza artificiale ha disegnato da zero antibiotici contro batteri resistenti che uccidono più di un milione di persone l’anno. Questa è una storia che mi piace particolarmente. Paul è un imprenditore australiano che, senza nessuna formazione medica, è riuscito a disegnare un vaccino a mRNA per curare la propria cagnetta, che era stata data per spacciata. Aveva un tumore che non si poteva più curare con la medicina convenzionale. Si è messo da solo con ChatGPT, AlphaFold e Grok, ha progettato un vaccino, lo ha fatto realizzare in un laboratorio e il tumore si è ridotto di circa tre quarti.

Dalla ricerca alla sanità

Qualcosa è arrivato anche a casa nostra. A Ercolano, i papiri bruciati dal Vesuvio nel 79 sono troppo fragili per essere estrapolati e per essere quindi letti come tradizionalmente si leggono i libri antichi. L’intelligenza artificiale li sta interpretando senza aprirli e l’anno scorso ha scoperto un nuovo titolo di Filodemo, sui vizi, 2000 anni dopo molto attuale. Ovviamente l’intelligenza artificiale non è solo questo, prende tutti gli aspetti della nostra vita. Un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello della sanità. In Inghilterra, in 70 ospedali, hanno introdotto l’intelligenza artificiale per riconoscere gli attacchi di ictus. Ci mette un’ora di meno rispetto a quello che facciamo noi normalmente. Un’ora di differenza significa far tornare a camminare una persona o non farla camminare più. Hanno poi aggiunto uno “scribachino”, cioè qualcuno che, quando fa le visite, prende appunti al posto del dottore, così il dottore ha più tempo per visitare il paziente. In Germania, su 463.000 donne, la mammografia letta con l’intelligenza artificiale ha trovato più del 15% dei tumori senza un richiamo in più. Questo significa scoprire in tempo malattie che possono toglierci i nostri cari. In Svezia il 29% di diagnosi in più con il 44% di lavoro in meno hanno salvato centinaia di persone. E proprio un paio di settimane fa ci stiamo avvicinando al primo farmaco scoperto da un’intelligenza artificiale. Noi nel primo trimestre abbiamo due milioni di visite ed esami fuori tempo massimo. Per una risonanza urgente all’addome è in tempo un appuntamento su tre. La risposta a questo sono centri diagnostici con intelligenza artificiale e telemedicina, aperti 12 ore, lettura alla macchina, referto validato a distanza dallo specialista. Si fa già in altre parti del mondo. Le liste d’attesa non sono una fatalità, sono una scelta. AlphaFold, che è un’azienda ormai parte di Google, ha calcolato la struttura di 200 milioni di proteine e ormai questo software lo utilizzano 3 milioni di ricercatori. Ad agosto, su Science, un modello ha scritto il genoma di 300 virus, 16 funzionavano contro l’Escherichia coli. I world model, che ne sentiremo parlare, sono quei modelli che interpretano il mondo intorno a noi e stanno allenando i robot prima che questi entrino all’interno degli ambienti dove dovranno operare. Qualcuno ha già parlato di Neuralink, quindi non lo ripeto. Un’azienda americana, questo farà piacere soprattutto a chi si occupa di tenere a posto la casa, ha mandato i suoi robot in 30 case mai viste. Letti, asciugamani e riordino. Ha fatto bene il 60% dei compiti. Devono migliorare, ma imparano sicuramente. Se fosse stata mia madre, si sarebbe arrabbiata molto.

Cinema, scuola e Cina

Io sto lavorando sui modelli multimodali, che sono quelli che generano immagini, video e audio. Ebbene, in Cina il 95% delle microserie online, serie televisive corte con puntate da 10-15 minuti, nel primo trimestre di quest’anno è stato realizzato con l’intelligenza artificiale. Noi continuiamo a versare fondi nel cinema, convinti che, buttando abbastanza soldi in un pozzo, prima o poi spunti un fiore. Una fiducia botanica che ammiro, devo dire. In Cina, dal 2025, l’intelligenza artificiale è obbligatoria dalle elementari al liceo, e le università che offrono dei corsi di laurea sono passate da 30 a oltre 600. Nel Salvador, che non è proprio il paese più ricco del mondo, e che anzi era considerato uno dei paesi meno sicuri al mondo, hanno introdotto in 170 scuole pubbliche un tutor di intelligenza artificiale, che aiuta i bambini quasi giocando ad imparare. Hanno ottenuto risultati paragonabili a Germania e Svezia nelle materie scientifiche, facendo dei test standardizzati, che vengono fatti anche in Italia.

Energia e industria

Ovviamente tutto questo ha bisogno di energia e di industria pesante. Il problema sull’energia è che ne abbiamo buttata tanta per fare altre cose. Abbiamo buttato soprattutto tanti soldi. Il Superbonus è stata la pietra tombale di tutte le cose che potevamo fare. In realtà sono stati stanziati nel corso degli anni anche soldi per i pannelli solari. Il problema non è il pannello solare che non funziona, il problema è che nessuno ha controllato dove finissero questi soldi. La Cina nel solo 2025 ha installato sette volte tutto il fotovoltaico italiano e quest’anno il carbone è sceso sotto metà della produzione elettrica nel mix energetico. Qualche buona notizia. I data center vanno alimentati anche con il gas, che noi purtroppo non abbiamo a sufficienza. Però sappiamo fare tante cose e quindi ho letto che giorni fa Ansaldo ha venduto otto turbine a gas per un data center in Texas. Il primo ordine americano in trent’anni. Questo significa soltanto una cosa: che in realtà in Italia le cose, le piccole, medie, le grandi imprese le sanno fare. Il problema purtroppo è altrove ed è nei palazzi della politica. A pensare che noi ce l’abbiamo un polo siderurgico al Sud, addirittura anche con un porto. Speriamo che qualcuno faccia qualcosa, ma ne dubito. Ma questo è un film che abbiamo già visto. La rivoluzione delle auto non è stata quella delle batterie. La rivoluzione delle auto non sono le auto elettriche: è come è stata concepita la fabbrica del nuovo millennio. Come si assemblano le auto, come vengono fatte e come si lavora all’interno di queste fabbriche moderne. L’Italia non l’ha capito e ha perso la sua industria automotive, che ormai è diventata irrilevante e che presto sparirà per fare spazio ai cinesi. Inutili i bonus lanciati a pioggia dal governo, fatti su misura per alcune case automobilistiche che neanche sono più italiane, perché i cinesi, grazie alle loro fabbriche, sono capaci di adattarsi a qualsiasi contesto. Quindi è inutile che mettete da parte le elettriche per fare le ibride, pensando che le ibride le venderà solo qualche gruppo. I cinesi in pochi mesi sono pronti a sfornare qualsiasi tipo di modello, con qualsiasi tipo di tecnologia.

Lavoro, immigrazione e robot

Tutto questo per arrivare ad una conclusione ancora che dovrebbe farci riflettere. Si dice che ci sono dei lavori che gli italiani non vogliono più fare. E per questo abbiamo continuato a far entrare nel nostro Paese immigrati, da diversi decenni ormai, con l’auspicio che possano tenere in piedi la nostra economia. Questo è ovviamente un ragionamento che non trova più senso. In Cina 300 mila droni agricoli nel 2025 hanno trattato oltre 200 milioni di ettari. I robot di Country Garden hanno lavorato in 900 cantieri edili. La scelta è politica e va detta senza ipocrisie. Un immigrato a basso salario paga quasi zero IRPEF e utilizza tutti i servizi che giustamente lo Stato offre, come la scuola e la sanità. Ma questo non è più sostenibile. Diceva Friedman, che piace molto al direttore Capezzone, una cosa è l’immigrazione libera verso il lavoro, un’altra verso il welfare. La direzione sono i robot, non è continuare a fare i decreti flussi per far entrare persone dal Nord Africa. Dobbiamo prenderci immediatamente cura degli italiani che stanno già male.

La paura dell’intelligenza artificiale

Purtroppo però la politica non è la sola responsabile di questo declino. C’è una parte della società, con i propri strumenti di influenza e potere, che costruisce la fortuna sulle paure. L’intelligenza artificiale e i data center sono il male del mondo e bisogna opporsi subito. Dicono, e l’ha detto pure il ministro Salvini, che ruberà il lavoro. Questo non è dimostrato, ma è dimostrato che può potenziare la produttività. Diffondere paura è il nostro peggior nemico, ma devo dire che sta funzionando. Solo il 36% degli italiani si fida dell’intelligenza artificiale, mentre nel resto del mondo la media è intorno al 50%. Ho scritto alcune righe sul perché, ma non voglio togliere altro tempo. In generale si parla di acqua. Ci hanno detto che i data center tolgono l’acqua, la sprecano. I campi da golf americani ne usano 40 volte di più. I nuovi data center si raffreddano a circuito chiuso. Presto i data center saranno fatti nello spazio. Lo 0,5% della CO2 mondiale è dato dai data center, un quinto dell’aviazione. Poi hanno iniziato a dire che costruire data center aumenta le bollette elettriche della corrente. In Indiana e Michigan, grazie ai propri data center, le bollette sono scese. E ora l’azienda elettrica propone un altro taglio da 100 dollari a famiglia. E questo perché le aziende che stanno costruendo data center non solo costruiscono data center, ma mettono decine di miliardi per rinnovare le reti elettriche. Cosa che oggi noi non abbiamo possibilità. Continuare a far scappare queste opportunità ci fa rimanere assolutamente fermi. Come ho detto, il futuro dei data center è nello spazio. I dubbi tecnici sono pochi. Aspettiamo l’ok anche qui di Urso.

La finestra dell’Italia

Ovviamente l’intelligenza artificiale non è senza rischi. Ma dobbiamo smetterla di vivere nella paura. Questa sfida arriva proprio adesso, quando ne abbiamo più bisogno. Se usata bene, l’intelligenza artificiale può far ripartire un Paese fermo da troppo tempo. La prossima legislatura è la più importante del dopoguerra, perché si intreccia con una rivoluzione industriale. Nel mio piccolo farò di tutto per sostenere chi avrà questi temi in agenda politica, e vi invito a fare altrettanto. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola. Se ci affacciamo da questa finestra, si vedono ancora le stelle, ma sta a noi.

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