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Dritto e Rovescio, Capezzone spiazza i maranza: «Basta buonismo, ringraziate l’Italia!»

Si parla di rabbia dei giovani immigrati e di “maranza” a “Dritto e rovescio”, il programma di Paolo Del Debbio in onda il giovedì sera su Rete4. Daniele Capezzone, direttore de “Il Tempo”, è ospite in collegamento e interviene con decisione nel dibattito. Il confronto con Paolo Cento, direttore di “Articolo 9”, e con Saad e un suo coetaneo, ragazzi di seconda generazione presenti in studio, diventa uno dei momenti più accesi della serata.

“Io mi domando se siamo diventati tutti matti”, esordisce Capezzone rivolgendosi “con simpatia” ai due giovani ospiti. Ricorda il servizio appena trasmesso, in cui, dice, si vedevano “persone massacrate”, con un ragazzo che rischia di perdere un occhio e un altro gravemente ferito. Contesta che, invece di condannare quella violenza, in studio “comincia una narrazione vittimistica e di giustificazione per cui eh, ma poverini, bisogna capirli”. Poi l’affondo: “Il lavoro non gli si addice, però gli si addice il piumino da 600 euro e le scarpe da 300 euro. Ma ragazzi, ma chi volete prendere in giro?”.

Il direttore de “Il Tempo” ce l’ha anche con un ritornello che, a suo dire, arriva puntuale da sinistra: non basta reprimere, bisogna prevenire. Paolo Cento comincia a interromperlo e Capezzone ribatte: “Paolo, se parli sopra… quello che ha fallito sono dieci anni di politiche vostre”. La sua è una ricetta precisa: “Quello che ora sta funzionando è un sano e serio mix di repressione e prevenzione”. E spiega: “La repressione serve nei confronti di chi commette i reati e fa male a qualcuno, e va punito e sbattuto in carcere”. La prevenzione invece va intesa “nel doppio senso”: fermare i soggetti pericolosi con il fermo preventivo e affiancarlo a “tutta una serie di altre attività”. Poi la conclusione: “Io mi sono stufato del tuo buonismo, per cui uno può anche spaccare la testa a un altro…”.

Cento risponde con le stesse parole rovesciate: “Anche il tuo cattivismo non ha risolto il problema. Tu sarai stanco del mio buonismo, ma io sono stanco del tuo cattivismo!”.

I due continuano a parlarsi sopra. Capezzone, dal collegamento, protesta: “Se tu parli sopra fai il prepotente e basta, ma aggiungi torto a torto”. Poi allarga lo scontro dalla persona all’intera area politica: “Sono dieci anni che, qualunque violenza accada, arriva Paolo Cento e dice che abbiamo sbagliato noi e non abbiamo capito. Se c’è qualcuno che non ha capito sei tu e gli amici vostri, quelli che avete portato in Parlamento, con la Salis e tutta quella comitiva là”. Il riferimento è all’eurodeputata di Avs Ilaria Salis.

Il secondo confronto, con Saad, è più personale. Capezzone si rivolge direttamente al ragazzo: “Tu, perdonami, hai avuto una gran fortuna a nascere in un Paese che avrà i suoi difetti, ma è un Paese libero”. Nell’elenco mette la possibilità di studiare, curarsi, fare sport, lavorare, andare in televisione e perfino esprimere dissenso politico contro il governo. Poi la domanda: “Vuoi una volta dire grazie a questo cavolo di Paese che ha ospitato i tuoi genitori e che ha fatto nascere anche te? Oppure ti deve per forza fare schifo?”. E continua: “Io rifiuto che noi dobbiamo sempre stare in colpa e che abbiamo sempre sbagliato. Datti da fare, datti da fare!”.

Il giovane replica distinguendo: “Io ringrazio il Paese, ma non ringrazio la gente che rovina questo Paese come voi, attaccando solo noi giovani ragazzi, soprattutto di seconda generazione”.

Capezzone rifiuta l’accusa: “Ma chi ti attacca?”. E chiude con lo stesso invito di prima: “Datti da fare! Ringrazia questo Paese!”.

Il confronto termina senza punti di contatto. Restano due visioni opposte: da una parte la richiesta di condannare la violenza senza attenuanti, dall’altra la denuncia di chi si sente messo sotto accusa per le proprie origini.

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