Uno scambio acceso, di quelli che il talk di prima serata conosce bene. A “È sempre Cartabianca”, il programma di Bianca Berlinguer in onda il mercoledì su Rete 4, Giuseppe Cruciani ha liquidato senza mezzi termini il tema del disagio giovanile. “Non esiste nessun problema giovanile”, ha detto. Poi ha alzato il tono e ha rincarato la dose: chi scende in piazza sarebbe “una minoranza di una minoranza di una minoranza”.
Per il conduttore de “La Zanzara” il ritratto della nuova generazione è un altro: “La maggior parte dei giovani di questo paese per fortuna si rimbocca le maniche, va a lavorare e se ne sbatte le palle di andare in piazza a gridare slogan inutili”. La chiusa, “a gridare slogan inutili”, l’ha ripetuta due volte, come per inchiodarla.
Berlinguer ha provato più volte ad arginarne la foga, per riportare il confronto su un registro meno incendiario. Non ci è riuscita del tutto: Cruciani ha tirato dritto e ha completato il ragionamento.
Una posizione netta, destinata a dividere. Per alcuni Cruciani ha detto ad alta voce una cosa che in tv si sente poco: esiste una gioventù che lavora, studia e si dà da fare senza scendere in piazza, e il racconto mediatico la ignora. Sono ragazzi che si alzano all’alba per un turno, che aprono una partita Iva, che tengono insieme università e lavoretti nel fine settimana. Non hanno tempo per gli striscioni e raramente qualcuno li invita in uno studio televisivo. Dare voce solo a chi protesta, secondo questa lettura, finisce per restituire l’immagine distorta di un’intera generazione.
Per altri, invece, il fatto che a protestare siano in pochi non dimostra che il disagio non esista. Contratti precari, salari bassi, affitti fuori portata e partenze all’estero non riguardano soltanto chi sfila nei cortei. Riguardano anche, e forse soprattutto, chi la mattina va al lavoro e in piazza non ci va. In questa prospettiva la piazza non rappresenta tutti i giovani, ma segnala un malessere che va ben oltre i suoi numeri.
Sono due letture opposte dello stesso Paese, e nessuna delle due esaurisce la realtà. Difficilmente uno scambio televisivo, per quanto acceso, basterà a stabilire quale sia quella giusta. Una cosa però quel botta e risposta l’ha ottenuta: ha riportato al centro del dibattito una domanda che la politica tende a rimandare, cioè che cosa chiedono davvero i giovani italiani, e chi li sta ascoltando.
