Mentre i mediatori sono ancora al lavoro per negoziare un accordo fra Iran e Usa anche dopo il no di Donald Trump alla proposta di Teheran, nel Regno Unito si indaga sulla possibile matrice dell’attacco sventato domenica alla base Raf di Fairford operata dagli Stati Uniti. Gli investigatori stanno indagando per capire se ci sia un collegamento con l’Iran, la Russia o gruppi militanti non sostenuti da Stati. Teheran, tramite la sua ambasciata a Londra, ha smentito un suo coinvolgimento, parlando di “speculazioni infondate e malevole pubblicate da alcuni individui e organi di stampa britannici, che tentano di collegare l’Iran all’arresto di cinque sospetti nei pressi della base aerea della di Fairford”. I 5 uomini arrestati domenica mattina sono tutti cittadini britannici di Londra, di età compresa tra i 23 e i 25 anni. Nelle scorse ore sono stati rilasciati su cauzione ma, ha precisato il capo della polizia antiterrorismo britannica, “rimangono assolutamente sotto indagine mentre esploriamo diverse piste investigative”. Il loro arresto era avvenuto a seguito dell’avvistamento di 3 furgoni sospetti nei pressi della base Raf di Fairford, in Inghilterra, già al centro di proteste da parte di attivisti contro la guerra. Bombardieri americani B-1 e B-52 sono decollati da Fairford, 160 chilometri a ovest di Londra, per operazioni nel corso del conflitto con l’Iran. E Teheran in passato ha affermato che considera qualsiasi base utilizzata per attaccare il proprio territorio un obiettivo legittimo. Ma Teheran nega un suo coinvolgimento e gli inquirenti non hanno ancora stabilito se l’incidente sia stato sostenuto da uno Stato.
Intanto, con la situazione legata alla guerra in Iran in stallo, stando alle fonti qualcosa si muove dietro le quinte. Teheran ha smentito che siano previsti nuovi confronti con gli Usa, come invece Trump aveva dichiarato ad Axios domenica dicendo di aspettarsi “nuovi colloqui questa settimana”. Ma il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è rimasto a New York dopo la sua partecipazione all’Assemblea generale dell’Onu e, secondo l’agenzia iraniana Isna, avrebbe in programma incontri con i mediatori, seppur senza gli americani. Secondo alcuni funzionari citati da Associated Press, nonostante le dichiarazioni pubbliche di Trump gli Stati Uniti non hanno ufficialmente respinto l’attuale proposta, il che indica che le sue osservazioni potrebbero essere state una tattica negoziale. Da più parti emerge che gli Usa spingerebbero soprattutto su concessioni sul nucleare: in particolare, secondo la Cnn, il presidente Usa sarebbe disposto ad allentare le sanzioni contro l’Iran e a sbloccare i fondi congelati nell’ambito di un accordo definitivo, ma solo se Teheran mostrerà “progressi concreti” sulla questione nucleare.
In tutto questo in Israele, dove si avvicinano le elezioni del 27 ottobre, si sente forte l’eco delle ricostruzioni pubblicate negli ultimi giorni da The Atlantic e nelle scorse ore dal Wall Street Journal (Wsj), secondo cui l’Egitto avvertì il premier israeliano Benjamin Netanyahu di un imminente attacco prima del 7 ottobre 2023. In particolare, il Wsj ha riportato che il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, telefonò personalmente a Netanyahu per avvisarlo dopo che due precedenti avvertimenti erano stati ignorati da Israele. Netanyahu ha negato e ha puntato il dito sui Paesi arabi, accusando poi l’allora capo dello Shin Bet di essere stato a conoscenza della minaccia di un attacco ma di non avere informato Netanyahu. In risposta, Ronen Bar ha annunciato che farà causa al primo ministro e ha chiesto la divulgazione dei documenti e delle testimonianze relative alle informazioni fornite a Netanyahu nei giorni precedenti. L’ex capo dello Shin Bet sostiene di avere avvertito Netanyahu di “un disastro imminente in modo senza precedenti e che il primo ministro abbia ignorato questi avvertimenti, così come le raccomandazioni di ripristinare la deterrenza e rafforzare il confine”. Secondo la tv israeliana Channel 12, inoltre, Netanyahu in un incontro avuto domenica con il presidente degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan, gli avrebbe chiesto di smentire l’articolo pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz all’inizio del mese, secondo cui il leader degli Emirati avrebbe lanciato un avvertimento a Netanyahu riguardo a un imminente attacco da parte di Hamas prima del 7 ottobre.
