La sinistra ha un’idea sulla casa, anzi per l’esattezza sulla tua casa. Non è una storia difficile da capire: o se la prende, oppure te la stratassa. Il resto è scenografia umanitaria. A New York, il sindaco Mamdani ha appena trasformato una promessa da manifesto in decreto: affitti congelati su un milione di appartamenti. Applausi, fischietti, «vittoria storica». Peccato che la storia, in materia di tetti e blocchi, sia già stata scritta: meno manutenzione, meno offerta, più coda, e infine inevitabile paralisi e distruzione di un comparto economico decisivo. Ma il riflesso è sempre lo stesso. Se il mercato non obbedisce, si cambia il termometro.
A Berlino la Linke ha appena vinto le elezioni della scorsa settimana sulla stessa musica, anzi a volume ancora più alto: socializzare, espropriare i grandi proprietari, «cacciare la speculazione». Traduzione: lo Stato entra in casa tua e ti spiega che in realtà era già un po’sua. In una città di affittuari può persino funzionare elettoralmente. In un Paese di proprietari come il nostro è tutta un’altra faccenda.E in Italia appunto? I sindaci di sinistra non hanno bisogno di copiare il manuale: lo praticano già, anzi ne scrivono ogni settimana capitoli nuovi di zecca.
Tolleranza filosofica verso le occupazioni, e- al contrario -jihad amministrativa contro gli affitti brevi. Firenze, Bologna, Roma, Milano: ovunque la proprietà privata viene trattata come un vizio da correggere. Se affitti a uno studente, sei un rentier. Se affitti a un turista, sei un predone. Se ti occupano la casa, sei tu che devi «comprendere il disagio». Occhio. Su questa materia delicatissima la sinistra può trovare quella compattezza programmatica che le manca su tutto il resto.
Non serve un congresso, e nemmeno le mitologiche primarie: basta un nemico da additare. E il nemico è chi ha lavorato, risparmiato, ereditato o semplicemente pagato un mutuo. Sette italiani su dieci possiedono una casa. Non è una statistica da convegno. È il perimetro della classe media. Se quella casa diventa bottino fiscale o laboratorio ideologico, o anche solo materia da campagna elettorale, il pericolo non è più solo teorico. È concreto. E, come sempre, arriverà con un sorriso e la parola «giustizia».
