Medio Oriente

La giustizia prima o poi arriva per tutti i terroristi di Hamas

Un drone ha ucciso Sakr, l’uomo che rapì la giovane Noa Argamani il 7 ottobre 2023

Era uno dei volti rimasti impressi nelle immagini più drammatiche del 7 ottobre.

Saher Nidal Latfi Sakr, il miliziano che quel giorno guidava la motocicletta sulla quale veniva trascinata verso Gaza Noa Argamani, è stato ucciso sabato sera in un raid israeliano. Un piccolo drone esplosivo ha colpito il terrorista nel campo profughi di Nuseirat, nel cuore della Striscia. La sua morte riporta così in primo piano la lunga caccia dell’intelligence israeliana agli uomini che presero parte all’attacco di Hamas.

A oltre un anno dal cessate il fuoco, l’Idf continua infatti a considerare obiettivi centinaia di miliziani di Hamas e della Jihad islamica. Sono uomini ritenuti coinvolti nella strage del 7 ottobre 2023, quando oltre 1.200 israeliani furono uccisi e 251 persone vennero rapite. Nell’ambito degli accordi che regolano la tregua, gli Stati Uniti riconoscono a Israele la possibilità di intervenire quando viene individuata una «minaccia immediata».

Sakr era diventato noto in tutto il mondo proprio grazie alle immagini del rapimento di Noa. La ragazza, appena catturata al festival Nova vicino al kibbutz di Be’eri, gridava «non uccidetemi» mentre cercava disperatamente di raggiungere il fidanzato Avinatan Or, trascinato via da altri miliziani. Otto mesi più tardi Noa venne liberata dalle forze speciali israeliane durante un’operazione a Nuseirat, nell’abitazione del giornalista Abdullah al-Jamal. Il blitz consentì di salvare altri tre ostaggi, ma costò la vita al comandante Arnon Zmora.

Per Or, invece, la prigionia durò altri 738 giorni. Il suo rilascio arrivò il 13 ottobre 2025, nell’ambito di uno scambio con detenuti palestinesi. Noa fu al suo fianco appena l’esercito lo portò fuori dalla Striscia e accompagnò il fidanzato nel viaggio in elicottero verso casa. La storia d’amore, però, non è arrivata al lieto fine: dopo undici anni insieme, i due si sono separati circa sei mesi fa.

Sakr era da tempo sotto osservazione di Idf, Shin Bet e Lahav 433, l’unità investigativa d’élite della polizia israeliana. Il suo nome figurava nell’elenco degli obiettivi seguito dal centro di comando che incrocia informazioni dell’intelligence e notizie provenienti dal territorio per stabilire quando intervenire.

Una rete nella quale, secondo la ricostruzione israeliana, possono avere un ruolo anche informatori gazawi, spinti dalla prospettiva di denaro, dalla possibilità di uscire dalla Striscia o dal desiderio di vendetta. Negli ultimi giorni sono stati eliminati altri esponenti delle organizzazioni armate. A Jabalia è stato colpito Basir Al-Barsh, comandante dell’unità Nukhba di Hamas e figlio maggiore del direttore generale del ministero della Sanità dell’organizzazione. Durante i funerali del figlio, il padre ha pronunciato un discorso rilanciando la Jihad come unica strada.

Tre giorni dopo, a Deir al-Balah, è morto Jabr Moqbel, esponente dell’ala militare di Hamas e responsabile di una rete di cambio valuta accusata di aver trasferito milioni di shekel all’organizzazione.

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