All’Università di Torino, nel giorno in cui il mondo commemorava il terzo anniversario dal pogrom del 7 ottobre 2023, un gruppo di attivisti e studenti ha deciso di oltraggiare la memoria delle vittime civili uccise da Hamas in Israele invocando nuovamente la distruzione dello Stato ebraico. A destare particolare attenzione, oltre i toni e le frasi mantra dei proPal, sono alcuni dei profili presenti fra quelle 300 persone che ieri si sono riunite all’evento dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”.
Il primo di questi è “Abdel”, presentato come membro della “rete Samidoun - Solidarietà con i prigionieri palestinesi”. L’associazione in questione è designata come “organizzazione terroristica” sia dal Canada sia da Israele, ma è stata anche vietata dalla Germania nel 2023. Per gli Stati Uniti, invece, figura come “Specially Designated Global Terrorist” ed è assoggettata a sanzioni. Il ruolo di questo ente è legato al finanziamento del “Fronte Popolare di Liberazione della Palestina” - anche questo largamente considerato un gruppo terroristico, anche dall’Unione Europea - che in ateneo era perfino rappresentato dalla presenza Miriam Abu Daqqa. La stessa che nell’ottobre 2023 è stata arrestata in Francia per via, fra i vari motivi, della sua appartenenza “a una organizzazione inserita nella lista dell’Ue soggetta a misure restrittive nel contesto della lotta al terrorismo”, come riferito dal Ministero dell’Interno. La 73enne era poi stata espulsa dal Paese.
Dopo le presentazioni, il discorso si è concentrato in un mix di concetti che suona di ridimensionamento del terrorismo. “La Palestina e il 7 ottobre hanno rotto quella patina di indifferenza e di individualismo nella quale erano immerse le nostre vite” dice uno dei relatori, che inserisce quella nefasta data “all’interno di una cornice di analisi decoloniale”.
In questo esercizio di ristrutturazione della nomenclatura utile al ribaltamento della realtà, finisce per entrarci tutto: le colpe dell’Occidente, il dito puntato contro gli Stati Uniti, l’imperialismo, la supremazia dei bianchi. La filippica woke cucita in un’unica stoffa, in un unico schema interpretativo che scambia il vero per il falso: il terrorismo come resistenza, il terrorismo come lecita reazione.
Un discorso che non punta alla critica verso un governo, bensì all’annientamento di un intero Stato. “Vogliono farci credere che il problema sia il governo di estrema destra di Netanyahu e non l’esistenza stessa dello stato coloniale e illegittimo israeliano” ribadisce l’oratore, tradendo un bias ideologico che lascia solo spazio alla violenza e all’intolleranza tipica dei proPal.
